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Kieron Bowie: «Qui a Sassuolo mi fanno sentire importante»

di Gabriele Molteni
Kieron Bowie: «Qui a Sassuolo mi fanno sentire importante»

L’attaccante scozzese arrivato dal Verona si è sbloccato contro la Juve

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SASSUOLO. «Ad essere onesto quando sono arrivato non sapevo cosa aspettarmi. Avevo un po’ la sindrome dell’impostore, quando non sai se appartieni davvero a quel livello, ma penso sia sempre lo stesso quando arrivi in un nuovo club. Poi però dopo che si giocano un paio di partite entri nell’ottica delle cose, segni il primo gol e tutto inizia ad andare meglio».

Si è messo a nudo Kieron Bowie nella presentazione uscita sui canali del Sassuolo, raccontando dei naturali timori quando si intraprende una nuova sfida e di come affrontarli al meglio. La sua d’altronde è una carriera partita dal basso e che, passo dopo passo, lo ha portato fino alla Serie A. «Quando ho debuttato in prima squadra andavo ancora a scuola e uno dei mei compagni di squadra mi messaggiò per dirmi che avrei giocato il giorno successivo – ha raccontato – Nei giorni prima non ero neanche andato ad allenamento perché stavo facendo gli esami a scuola, avevo solo 16 anni all’epoca e non mi ricordo molto. Ovviamente non giocavo per un grande club, ma era la squadra locale, quindi quella che tifavo quando ero piccolo e per me era una grande cosa. Ha significato molto per me e per la mia famiglia. Poi mi sono trasferito al Fulham e ho giocato nell’Under 18 e nell’Under 21e sento di essere migliorato molto in quegli anni lontano da casa».

«Fame e desiderio di combattere»

Quello che sicuramente non gli è mai mancato è l’impegno e la voglia di dimostrare: «Quando sono arrivato a Sassuolo ho parlato con il direttore e mi ha detto: vogliamo che tu porti qui la tua energia e la tua attitudine. Sono cose che soprattutto in Scozia sono importanti: avere la fame e il desiderio di combattere e di provare a vincere le partite per la tua squadra. La cosa principale per me è essere affamato, lottare e mostrare carattere. Ovviamente voglio segnare più gol possibile, ma quello è soltanto un aspetto della partita. Se dai tutto e corri fino allo sfinimento, speri che poi arrivino anche i gol».

L’approccio con la realtà neroverde è stato dei migliori: «Tutti mi hanno accolto bene e fatto sentire importante. Qui ci sono molti più giocatori italiani rispetto al Verona e quindi penso che imparare la lingua sia una priorità. Inoltre è bello avere un altro scozzese come Doig in squadra».

Anche il rapporto con Aquilani è stato subito ottimo. «Mister Aquilani ha delle grandi idee. Cerchiamo di giocare molto di più attraverso il possesso rispetto a quello a cui ero abituato e questo significa avere molti più tocchi di palla. È stato paziente con me, mi ha detto che avrò bisogno di tempo per adattarmi al modo in cui vogliamo giocare e che me lo concederanno. Sta dimostrando di credere in me».

«Berardi è incredibile»

Bowie ha poi elogiato anche i compagni di reparto, non senza un velo di ironia nel chiedere assist a Berardi a Laurienté: «Domenico è un giocatore incredibile e abbiamo anche Armand dall'altra parte. Non proverò certo a dire loro cosa devono fare con il pallone, lascio che facciano quello che vogliono... magari ogni tanto potrebbero passarmela».

Infine, una chiusura sull’obbiettivo stagionale. «Non abbiamo fissato un obiettivo preciso, dobbiamo continuare a provare a vincere partita dopo partita. Il limite è il cielo: dobbiamo continuare a giocare come stiamo facendo, migliorare, segnare e difendere bene. Poi chissà cosa può succedere...».

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