Obrador dal Real Madrid alla A: «Al Sassuolo si cresce»
Il terzino neroverde: «Mister Aquilani ci chiede di avere personalità e coraggio»
SASSUOLO. Ha ripercorso tutte le tappe della sua carriera, dall’esordio nel campionato spagnolo quando ancora era minorenne all’attuale esperienza con la maglia neroverde, Rafael Obrador in una intervista uscita sui canali ufficiali del Sassuolo.
Il debutto a 16 anni
«Debuttare con il Mallorca a 16 anni è stato incredibile – ha subito raccontato – Il Mallorca è il club dove tutti i ragazzi dell'isola, o delle Baleari in generale, sognano di giocare. Vicente Moreno mi ha dato l'opportunità di realizzare il mio sogno e debuttare in prima divisione. Un ragazzo di 16 anni che debutta con il club della sua città, della sua isola: era incredibile. Mia madre era felicissima, piangeva per l'emozione».
Il passaggio ai Blancos
Dopo poco tempo però è arrivata la decisione sofferta di lasciare il Mallorca per andare a giocare nelle giovanili del Real Madrid. «È stata una decisione molto complicata perché il Mallorca mi aveva fatto una proposta che non mi piaceva. Parlando con il mio agente e con la mia famiglia abbiamo pensato che la cosa migliore per la mia crescita fosse andare al Real Madrid».
Per lui si è trattato di una novità enorme. «Passare da un'isola a una città come Madrid è stato un cambiamento molto grande, soprattutto perché sono andato da solo, ancora minorenne. Ho vissuto due anni nella residenza del Madrid. All'inizio è stato complicato, poi con il tempo mi sono adattato».
Dal Portogallo alla Serie A
Nel 2025 il trasferimento al Benfica, prima di essere girato subito in prestito al Torino e poi quest’anno al Sassuolo dove si dovrà confrontare nuovamente con il campionato italiano. «La Serie A ha una storia molto importante e penso di potermi adattare bene qui – ha spiegato Obrador – Il calcio italiano è molto fisico e forte, ma mi piace molto l'idea che propone il Sassuolo: tenere il pallone, giocare con calma e trovare gli spazi».
D’altronde i principi del Sassuolo non sono troppo diversi da quelli che hanno reso così vincente negli ultimi vent’anni il calcio spagnolo. «Il mister ci chiede di essere una squadra che si associa, che abbia il pallone, personalità e coraggio. A me, come laterale, chiede anche di giocare un po' più dentro, non sempre come il tipico terzino attaccato alla fascia. Vuole che siamo versatili e che possiamo dare diverse opzioni alla squadra».
«Con il Sassuolo aspiro al massimo»
Ciononostante, le differenze tra la Serie A e LaLiga rimangono. «La differenza è nel modo in cui ci si concentra sulla tattica e sullo stile di gioco. Per me l'Italia conserva di più lo stile classico del calcio, mentre in Spagna negli anni il gioco si è evoluto e si sta adattando molto bene al calcio moderno».
Infine, Obrador ha chiuso parlando dei suoi obiettivi stagionali. «L'obiettivo con il Sassuolo, individualmente, è imparare cose nuove e crescere come giocatore e come persona. Competere in Serie A mi motiva molto e con la squadra voglio aspirare al massimo possibile».
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