Gazzetta di Modena

Antiche memorie e incanti

di Michele Fuoco
Antiche memorie e incanti

Allo Spazio Arte 14 lavori di cinque pittori e uno scultore

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MODENA. Linguaggi declinati in un repertorio soprattutto figurale: le opere di Patrizia Berardo, Roberta Diazzi, Giancarlo Lei, Graziano Malagoli, Elena Massarotto e Maria Grazia Vicenzi, esposte per il periodo estivo nello Spazio d'Arte 14, in via Gallucci 9, muovono in direzione di possibili reinvenzioni, anche quando sostengono la rappresentazione di cose e figure umane e trovano un complicità con movimenti, come la Pop Art, e particolari forme tradizionali, come il trompe-l'oeil. Cerca la sostanza emotiva Patrizia Berardo (studi all'Accademia di Bologna) nelle nature morte, dove zucche, melograne e altri frutti, lumiera e oggetti acquistano valenza di una disincantata visione della realtà in un tripudio cromatico di analogia musicale, idoneo ad esprimere l'interiorità. Nell'immaginario mitico penetra la pittura di Maria Grazia Vicenzi e di Elena Massarotto, maestre del trompe-l'oeil. E nell'incontro tra memoria e coscienza la Vicenzi fa rivivere Ares il dio guerriero e Ermafrofita dormiente, concepiti con una rigogliosa forma materica (acrilico su tavola) che avvera una sorta di travestimento dei personaggi. La fantasia mitologica si afferma pure in Nike di Samotracia e Venere di Milo della Massarotto che rapporta il suo lavoro alle grandi opere della storia, con una accorta rivisitazione e operazione di analisi che allude alla riflessione dell'arte sul proprio passato. È di matrice “pop” la pittura dì Roberta Diazzi. Ma nelle immagini della facciata del Duomo di Modena l'artista ama segnalare un valore assoluto da contrapporre ai non-valori del consumo, oggetto d'indagine della Pop Art. È ricerca minimalista quella di Graziano Malagoli che nelle strutture di ordine geometrico porta il reale a riduzione astratta, con una meditazione sulla consunzione che il tempo determina. L'architetto-artista dà significato ad altre esperienze, come la tensione allo sdoppiamento espressa dai due fratelli siamesi. Una marina di connotazione naturalistica per Giancarlo Lei che presenta anche tre sculture in bronzo: “Corteggiamento” che indica il desiderio di corrispondenza tra due oggetti (bottiglie) di solitudine; “Giacca e cappello” di divertita ironia sui costumi del nostro tempo; “Totem”, dinamico simulacro di culture diverse.

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