Gazzetta di Modena

Nel segno della preghiera

di Michele Fuoco
Nel segno della preghiera

Opere di contemporanei a Palazzo Ducale e in sette chiese

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PAVULLO. È la preghiera, sostanza della fede, il tema della mostra “Le ultime parole”, da domenica alle 9, a cura di Paolo Donini. E le parole, quelle di Gesù, sono sette, interpretate da Antonella Monzoni, Pietro Coletta, Daniela Alfarano, Loredana Longo, Sebastiano Aglieco, Fabrizio Orsi, Alessandro Palladini. Sette i luoghi sacri: le pievi di Renno, Coscogno e Verica, l'oratorio di Pratolino, le chiese di Olina, Sassoguidano e Montebonello, dove vengono ospitate, fino al 3 agosto, le opere che dal 10 agosto al 14 settembre saranno a Palazzo Ducale con quelle di Hermann Nitsch (Pianeta), Ennio Morricone (Spartito in forma di Croce), Coletta (Sorgente, Occhio mistico, Vortice) e la sezione documentaria: “Atlante delle Umili Maestà” a cura di Fausto Corsini, e videoproiezione sulle opere delle chiese a cura di Mauro Terzi. Della prima parola “Padre perdona loro, perché non sanno quel che fanno” si fa esegeta Palladini con un'Ave Maria recitata in varie lingue su un tappeto sonoro che, nella chiesa di Sassoguidano, coniuga la cultura musicale classica alla musica elettronica e contemporanea. Raccoglimento e grazia esprimono, nella pieve di Renno, le colombe e le mani giunte, interpreti di “In verità io ti dico: oggi sarai con me in Paradiso” in un disegno su tavola di Alfarano che dialoga con l'architettura romanica. Un'apparizione atemporale offre, nella pieve di Coscogno, per “Donna, ecco tuo figlio! Ecco tua madre!”, un light box con l'icona di Maria e dell'agnello del fotografo Orsi. Due polittici fotografici del ciclo “Ferita Armena” della Monzoni, nella chiesa di Olina, per dare senso al rapporto ancestrale dell'Armenia con la religione cristiana e al terrore del genocidio di un popolo e, quindi, alla quarta parola “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. La frase “We will have the courage to act before it is too late”, con lettere bruciate su una passatoia, nella chiesa di Montebonello, si pone come cicatrice verbale, con cui la Longo indica il cammino, la sete del futuro. Dialogano con le terrecotte di Begarelli, nella pieve di Verica, le sculture con l'occhio metafisico di Coletta, per affermare la frase “Tutto è compiuto”. Una croce verbale di disilluzione e di speranza formano, nell'oratorio di Pratolino, le poesie che Aglieco dedica ai suoi allievi bambini, per sostenere l'ultima parola “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

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