Il sax di Michele Vignali per il Modena Jazz Festival
Con lui anche Emiliano Pintori all'organo Hammond e Andrea Nunzi alla batteria «Faremo brani ispirati al periodo blue note americano ma anche standards»
CASTELFRANCO. Continuano gli appuntamenti musicali del Modena Jazz Festival, la rassegna organizzata dagli Amici del Jazz, con i concerti aperitivo presso la Limonaia di Villa Sorra, alle 11. Il concerto di oggi vedrà esibirsi un musicista modenese, il sassofonista Michele Vignali, assieme a Emiliano Pintori, all'organo Hammond, e Andrea Nunzi alla batteria. L'appuntamento è il penultimo in cartellone, seguirà, il 20 giugno, il concerto di un altro sassofonista modenese molto apprezzato nella scena jazz, Ivan Valentini, che presenterà il suo progetto “Rust & Blue”. Il concerto di oggi, invece, è dedicato al grande maestro Giorgio Baiocco, sassofonista modenese di cui Vignali è stato allievo. Michele Vignali da anni svolge una intensa attività concertistica che lo ha portato ad esibirsi sui palcoscenici più importanti della scena jazzistica italiana (Umbria Jazz, Umbria Jazz winter, Ivrea Jazz Festival, Sorrento Jazz e dintorni. Albinea, Festival jazz in it di Vignola, Nuoro Jazz Fest ecc...) e a collaborare con musicisti quali Paolo Fresu, Steve Gut, Michel Godard. Jimmy Villotti, Paolo Birro, Gianni Basso, Tom Kirkpatrick. Nel 2006 pubblica l'album “Too close for comfort” col gruppo Smell Quintet comprendente il leggendario batterista italiano Gianni Cazzola ottenendo un ampio riscontro positivo da parte della critica specializzata. Accanto alla attività prettamente jazzistica vanta importanti collaborazioni con artisti del mondo del pop e della musica leggera quali Articolo 31 e Neffa e dal 2001 fa parte integrante della band di Vinicio Capossela.
Michele, oggi suonerà in trio. Cosa proporrete?
«Suonerò con una formazione essenziale, formata da sassofono, batteria e un particolare strumento che si chiama organo Hammond. L'Hammond è una tastiera che è stata molto usata negli anni 60' e '70, specialmente nel rock 'n roll ma anche nel jazz. Il trio è nato da poco, dall'inizio di quest'anno, anche se noi ci conosciamo da molto più tempo, e in programma c'è anche la registrazione di un disco, visto che il repertorio comprende anche composizioni originali scritte da noi; i pezzi si ispirano al periodo “blue note” della musica jazz in America, ma anche standards, benchè rivisitati in chiave moderna, come la famosa “Old devil moon”, o “I should care”, che appartengono al repertorio musical che poi sono diventati brani eseguiti tra i migliori jazzisti del mondo».
Sempre più spesso, ultimamente, formazioni jazz presentano in organico l'organo hammond. Che tipo relazione c'è con questo strumento particolare, sembra quasi una scelta di stile?
«Perché l'Hammond identifica uno dei periodi forse migliori della storia del jazz, quello appunto a cavallo tra il 1960 e '70, dove questo strumento venne fuori prepotentemente, grazie soprattutto a Jimmy Smith ma anche ad altri importanti solisti, caratterizzando proprio il suono di quell'epoca lì che è rimasto inciso nei dischi che sono diventati storici. Quindi, dal momento che in tutto il mondo, e non solo in Italia, c'è la tendenza a un ritorno a quel periodo, ecco che l'organo Hammond ritorna fuori. Poi c'è anche una ragione pratica, perché questo strumento sostituisce il basso, nel senso che fa i bassi con i pedali, quindi a volte lo si utilizza per ridurre il numero dei componenti».
Il concerto è dedicato alla memoria di un grande maestro del sassofono.
«Giorgio Baiocchi, è stato un punto di riferimento per molti sassofonisti della zona, ha vissuto per molti anni tra Modena e Bologna e, come caposcuola del Jazz, ha insegnato a una grande quantità di musicisti l’arte del sassofono e del Jazz».
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