Ivan Valentini: ecco “Rust & Blue”, il mio omaggio a Rothko
MODENA. Sarà un musicista modenese, il sassofonista e compositore Ivan Valentini, a chiudere l'edizione del Modena Jazz Festival, organizzato dall'Associazione Amici del Jazz di Modena, che ha visto...
MODENA. Sarà un musicista modenese, il sassofonista e compositore Ivan Valentini, a chiudere l'edizione del Modena Jazz Festival, organizzato dall'Associazione Amici del Jazz di Modena, che ha visto sfilare importanti nomi dell'attuale scena jazzistica internazionale. Questa mattina dalle 11, presso la Limonaia di Villa Sorra, Valentini si presenterà con una formazione quartettistica, assieme a Luca Perciballi alla chitarra, Luca Cotti al basso e Riccardo La Foresta alla batteria. Il gruppo è un nuovo progetto nato da un'idea dello stesso Valentini denominato “Rust & Blue”, che propone composizioni originali e libera improvvisazione sempre alla ricerca del massimo interplay tra i musicisti. Ingresso libero, e a seguire, sarà offerto un aperitivo con degustazione di prodotti locali.
Ivan, ci parli di questo progetto “Rust & Blue”. Il nome ha suggestioni pittoriche...
«Sì, infatti è un omaggio al mio pittore preferito, Mark Rothko. Il progetto è nato da poco. Ho messo insieme alcuni musicisti giovani di “belle speranze”, e siccome ho un repertorio di mie composizioni abbastanza cospicuo, ne ho selezionato alcune tra queste da suonare assieme. Sono tutti pezzi che abbiamo ri-arrangiato per questo tipo di formazione e per le caratteristiche che ha. Vedremo nel tempo come si evolverà».
Di che pezzi si tratta?
«Definire i pezzi è sempre un problema. È un jazz che gli americani chiamano “contemporary”, per dire che non è “mainstream”, cioè non appartiene alla corrente principale. Sicuramente ci sono molte influenze, oltre a quelle puramente jazzistiche, si potrebbero riscontrare due linee, una funky, e una legata alla musica contemporanea di stampo europeo. I pezzi comunque variano in base alle situazioni. Per esempio, nel concerto di oggi, essendo una “matinèe”, abbiamo fatto una selezione non particolarmente impegnativa all'ascolto, pescando un po' più sul funky».
Il riferimento a Rothko implica un'analogia tra la musica e la poetica della pittura informale?
«In realtà si tratta di una mia citazione per un pittore che ammiro. Non ho la presunzione di paragonarmi a lui, ma mi piace pensare di poter raggiungere con la musica la profondità di pensiero e di concetto che Rothko riesce a raggiungere con la sua arte. Lui è un pittore astratto che però riesce a cogliere molto in profondità l'essenza delle cose, e spero che anche la mia musica, per quanto astratta riesca ad essere penetrante».
C'è un progetto discografico nel futuro?
«Al momento no, anche perché ci vorrebbe un repertorio nuovo, invece l'idea di partenza di questo progetto era proprio mettere insieme dei ragazzi giovani di talento e dar loro la possibilità di suonare».
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