E il castello si veste d’arte
Da Picasso, Dalì, Guttuso, Ligabue a Arbizzani e Guizzardi
SESTOLA. La figlia ragazzina che Picasso ritrae con una colomba tra le mani, la scoperta dell'America raffigurata da Dalì, tigri e combattimento tra galli di Antonio Ligabue, scene di guerra di Renato Guttuso, un paesaggio di Domenico Purificato: sono opere della Fondazione Livio Collina di Bologna esposte, al Castello che ospita, fino al 31 agosto, anche pezzi (in particolare di grafica) di Brindisi, Cascella, Conti, De Pisis. Una sala è dedicata alla ricerca di Cesare Arbizzani di Castelfranco, fatto di geometrie, graffiti, scritture su fondi sabbiati, in una fusione di elementi razionali e di fantasia, in una trama di strutture che filtrano forme astratte, intrecci le cui linee e colori entrano in relazioni inattese. L'artista sostiene di guardare anche alle vetrate delle cattedrali, ma non estranea alla sua opera il lavoro di grafico pubblicitario e l'esperienza degli anni sessanta, quando a Castelfranco frequentava i corsi di ceramica, coordinati da Asirelli e Biancini. Un'altra sala è tutta per Uliano Guizzardi che affronta momenti delle Olimpiadi di Londra, con una attenta ricognizione delle differenti discipline sportive (sollevamento pesi, salto in alto...) nel momento dello svolgimento della gara. I diversi materiali che si combinano con il colore conferiscono alle opere un impianto narrativo di efficacia espressiva. L'artista modenese evidenzia una vocazione p al racconto pure in altre opere, con una riflessione sulla situazione dell'arte (la Gioconda, Guernica, la nascita di Venere) e su problemi della quotidianità. Una spazio importante anche per il vignolese Roberto Baldazzini, autore di dipinti, tavole a fumetti, litografie e stampe. Nel suo inconfondibile segno prendono vita sensuali pin-up, gradi alberi dai rami contorti, quasi onirici, realizzati anche in ferro e legno. Si fanno apprezzare le strisce riguardanti “L'inverno di Diego” con la storia di un giovane che sceglie le lotte partigiani contro il padre gerarca fascista. In mostra pezzi di arredamento di Claudio Fregni e oggetti di eco-design di Agostino Okon. Esposte opere di Mameli, Fantuzzi e Pulejo. La pittura paesaggistica è espressa dal modenese Massimo Riccò, dalla romena Mariana Blindu che vive a Nonantola (scorci persino di Sestola), dove lavora anche Ivano De Simone che si fa apprezzare per le sue sculture (Cristo che emerge dal marmo, la Tour Eiffel in ferro...).
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