Gazzetta di Modena

il regista alla festa dell’unità

Longhi: «Il teatro per una rete di comunicazione europea»

Longhi: «Il teatro per una rete di comunicazione europea»

MODENA. Proseguono stasera gli incontri dal titolo “L’Europa e la cultura - Riflessioni tra passato e presente” curati da Roberto Alperoli, presso la Sala Europa della Festa Provinciale del Pd a...

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MODENA. Proseguono stasera gli incontri dal titolo “L’Europa e la cultura - Riflessioni tra passato e presente” curati da Roberto Alperoli, presso la Sala Europa della Festa Provinciale del Pd a Ponte Alto, alle 20. L'appuntamento di stasera dal titolo “Il teatro europeo”, sarà tenuto da Claudio Longhi, regista e professore Associato in Discipline dello Spettacolo presso l'Università di Bologna. Assieme a Longhi sul palco anche l'attore Nicola Bortolotti.

Prof. Longhi, si può sviluppare la cartina dell'Europa attorno al teatro?

«Il teatro mi sembra uno strumento antropologicamente fondato per questo scopo, perché notoriamente è un luogo per eccellenza in cui una comunità si incontra, si autorappresenta e si capisce».

Quale sarà il percorso della sua lectio?

«Pensavo di fare un breve excursus storico che comincia con l'antichità. Trovo significativo il fatto che la più antica tragedia che ci è arrivata, “I persiani” di Eschilo, ci propone l'idea di uno scontro tra l'Oriente e l'Occidente, ovvero lo scontro tra l'Europa e l'Asia. Questo è una specie di controcanto dell'altro mito fondativo dell'Europa che è il Ratto d'Europa. È come se da subito ci fosse la percezione che l'essere europei, quello che ci fa dire “noi”, in qualche modo passa attraverso il confronto con qualcosa che percepiamo come diverso e ostile».

Lei ha fatto riferimento al teatro come creatore di una rete europea. In che senso?

«Nel mondo moderno, con la nascita della commedia dell'arte, si crea una vera e propria rete di comunicazione europea, con una circuitazione dei commedianti che diventa anche una sorta di rete autostradale ante litteram, lungo la quale corrono i grandi miti di quegli anni. Pensiamo a Don Giovanni che nasce in spagna, arriva in Italia meridionale, poi passa in Francia con Moliere e rimbalza su Mozart. Una grande circuitazione che ci racconta come l'Europa che comincia a conoscersi diventa un grande crocevia di comunicazioni che ci consente davvero di dire “noi”».

Ora dove siamo diretti?

«Nel grande crogiuolo che porta nella Belle Epoque a fa nascere un nuovo tipo di teatro che è il teatro di regia, si ha una brusca interruzione con la Prima Guerra Mondiale. Da lì un faticoso ricostruire un'idea di Europa che rinasce, e guarda al proprio futuro. In questo modo cercherò di mostrare come il teatro sia stato il logo collante per la costruzione di un'identità culturale europea». (c.b.)

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