“Arcipelago” di Jodice un’indagine nella storia del mondo antico
In 50 opere trent’anni di ricerca dell’autore napoletano per una riflessione sulla cultura mediterranea del passato
MODENA. Dà significato e valore al passato la mostra “Arcipelago del mondo antico” di Mimmo Jodice, da oggi all'11 gennaio al Foro Boario, organizzata da Fondazione Fotografia. Una ricerca che dura da 30 anni, con una indagine sul Mediterraneo che conserva ancora tanti tesori e consente il fascino della scoperta di una straordinaria eredità storica. Così la fotografia assume il senso di ricognizione di un patrimonio che dobbiamo custodire con rispetto. Un patrimonio che trova tuttora una stretta connessione con la nostra esistenza.
«In ogni immagine - dice l'ottantenne artista napoletano, che nel 2011è stato invitato a interpretare con il suo obiettivo i capolavori del Louvre a Parigi - ci sono i nostri sentimenti, passato e presente si fondono. Sono sempre alla ricerca dei luoghi di storia, delle nostre origini». E diverse qualità umane incarnano Demetra (Ercolano), Auriga (Atene), Amazzone ferita (Napoli), la figura del Tempio di Artemide (Siracusa), quella dalla Terme Stabiane (Pompei), Venere da Baia, il compagno di Ulisse (Baia), capaci di restituire nei loro visi una emozione e uno stato d'animo. Si afferma nelle sue 50 opere una riflessione sulla cultura di periodi remoti, quella che hanno prodotto le civiltà del “Mare nostrum” attraverso templi, eroi e miti, che Jodice ci permette di rivisitare nell'incontro tra memoria antica e coscienza del tempo presente. Il visitatore della mostra (a cura di Filippo Maggia) approda così all'Anfiteatro Flavio, alla Necropoli di Puteoli, alle Terme Romane di Cartagine, al Tempio della Concordia di Agrigento, alla Villa Jovis di Capri, al Teatro Romano di Palmira, alla Maison Carrèe di Nimes, al Tempio di Atena di Priene, alla Bulla Regia in Tunisia, contemplando quelle civiltà che parlano, in modo ineffabile, di grandiose strutture e di solenne stupore, nonché del tema umanistico della caducità delle cose non protette. «Il mio - dice Jodice - è un viaggio nel mondo antico. Vivo delle situazioni che mi esaltano, me le porto dentro e diventano progetto. Ho sempre amato l'antichità. Abitavo in centro a Napoli e in casa c'era una colonna romana». La sua esplorazione, sostenuta dal sapere e dal bisogno conoscitivo anche di nuove tecniche, lo fa trovare in consonanza ideale con ciò che di straordinario recano l'Italia e i paesi del Mediterraneo. E l'immagine si fonda su un criterio di selezione di ruderi, come simboli fragranti di una storia di cui possiamo essere orgogliosi. L'artista esprime tutta la sua felicità per essere a Modena. «È una città speciale, la città più importante per la fotografia in Italia. Vedere la vostra considerazione per il mio lavoro mi rende felice».
Due incontri legati alla mostra dell'artista napoletano: l'8 novembre, alle 17, Livio Zerbini, professore di Storia Romana all'Università di Ferrara, parlerà di “Le fotografie di Mimo Jodice: una finestra aperta sul mondo”; il 12 dicembre, alle 21, una conferenza dell'archeologo e scrittore modenese Valerio Massimo Manfredi.
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