Il Sudamerica in un’antologica di quindici autori
MODENA. Forse passa un po' in secondo piano, a fianco di due buone monografiche, questa mostra collettiva che fa il punto sulla situazione artistica sudamericana: “Fotografìa de los Andes 1890-1940”,...
MODENA. Forse passa un po' in secondo piano, a fianco di due buone monografiche, questa mostra collettiva che fa il punto sulla situazione artistica sudamericana: “Fotografìa de los Andes 1890-1940”, a cura di Jorge Villacorta raccoglie sessanta immagini “antiche” e moderne di circa quindici autori che raccontano il Sudamerica di inizio secolo fra le città di Cusco, Arequipa e Puno.
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Tra le opere presenti figurano le preziose fotografie di Martín Chambi (1891-1973), autore di un esteso lavoro di documentazione dei dintorni di Cuzco, tra siti archeologici, paesaggi e comunità indigene, per testimoniare e riscoprire la vera anima della terra peruviana. Sono inoltre esposte opere di Max T. Vargas (1874-1959) ed Emilio Díaz (1870-n.d.) che sono considerati fotografi che posero le basi per la nascita della scuola fotografica in Perù, e dei loro allievi Carlos (1885-1979) e Miguel (1886-1976) Vargas oltre ad Enrique Masías (1898-1928), Guillermo Montesinos (1877-1925).
Tra i sudamericani esposto in mostra compare anche l'italiano Luigi Domenico Gismondi (1872-1947), nato a Sanremo: i suoi scatti sono qui perché emigrò in Perù nel 1891 e visse per l'intera esistenza tra quello stato e la Bolivia. «Presentiamo per la prima volta - spiega il curatore della rassegna al Foro Boario - una ricerca artistica che prosegue ormai da dodici anni e non si è esaurita vista che intendiamo lanciare altri giovani e altri filoni di ricerca». Intorno a questa e alle altre mostre di Fondazione Fotografia è previsto un ampio carnet di eventi tra incontri e workshop, tutti a ingresso libero (l'elenco e gli orari sono sul sito www.fondazionefotografia.org). Ieri la presentazione delle mostre. «Collaboriamo tra istituti ed è un ottimo risultato, ora impegniamoci insieme per l'Expo» spiegano Stefania Cargioli di Giulia Severi di Fondazione Foto. «Queste mostre sono scientifiche e animate da grandi passioni» conclude il direttore di Fondazione Fotografia Filippo Maggia. (s.l.)
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