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C. GUARRIENTI D’Amorotto, eroe soldato e bandito nel Cinquecento Con il suo saggio Il bandito e il governatore, Carlo Baja Guarrienti (Edizioni Viella, € 22 pagine 233) ripercorre la storia di...

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C. GUARRIENTI

D’Amorotto, eroe

soldato e bandito nel Cinquecento

Con il suo saggio Il bandito e il governatore, Carlo Baja Guarrienti (Edizioni Viella, € 22 pagine 233) ripercorre la storia di Domenico d'Amorotto (o de' Bretti) bandito attivo alla fine del Quattrocento tra la montagna reggiana e modenese.

Nel 1494 la discesa di Carlo VIII di Francia in Italia mandò in pezzi il fragile mosaico politico italiano; la penisola fu teatro di battaglia degli eserciti europei, sprofondando in un conflitto destinato a durare sessant'anni. Nuove opportunità ai professionisti delle armi tra il quale Domenico, figlio di un oste della montagna reggiana (Carpineti) che seppe costruire sulla guerra una carriera folgorante. Il carismatico montanaro diventò uomo d'arme, leader ghibellino a volte fuorilegge. Suo antagonista sarà il governatore estense Francesco Guicciardini e proprio il duello col noto scrittore e politico occupa la prima parte del saggio che racconta uno scontro di culture politiche inconciliabili e getta la luce nei meccanismi di potere del tempo. Il 5 luglio del 1523 Domenico fu ucciso in uno scontro, sulla montagna modenese, tra truppe irregolari dagli uomini del ghibellino e seguace del Duca d'Este, Virgilio da Castagneto che trova anch'esso la morte nella baruffa. La morte del bandito fa uscire il personaggio dal suo corpo storico e lo proietta in una dimensione di mito che l'autore analizza nella seconda parte del libro. È l'Ottocento romantico a far emergere la nuova figura di Domenico, che nel folklore opera non a Carpineti ma in una affascinante torre diroccata, la Torre dell'Amorotto, appunto, nella zona del Castello delle Scalette, luogo evocativo che contribuisce ad alimentare il mito alla Robin Hood. Del resto, come nota Borges, “il cavaliere braccato che si nasconde come per magia nel mero deserto della pampa o negli intricati labirinti del bosco o della collina è una figura patetica e il valorosa di cui qualche modo abbiamo bisogno”. (ga.so.).

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