Sanna: vi spiego le mie storie per immagini
Il vincitore del Premio Andersen 2014 si cimenterà stasera in una performance di action painting nel cortile della Loria
Alessandro Sanna, oggi al Festival, nasce a Nogara nel 1975 e vive in provincia di Mantova. È dunque nel paesaggio della pianura Padana che trovano la strada le protagoniste delle sue storie, le immagini. Vincitore del prestigioso Premio Andersen per il più bel libro illustrato del 2014, l'artista questa sera farà precedere l'inaugurazione de “Il fiume lento e la balena” - mostra delle tavole illustrate tratte dai suoi libri “Fiume lento. Un viaggio lungo il Po” e “Moby Dick” - da un evento speciale: alle 22.30 nel Cortile della Biblioteca Loria, Sanna si cimenterà in un momento di action painting, performance durante la quale darà un saggio della propria arte figurativa.
Come ha cominciato la sua carriera di illustratore?
Mi sono appassionato al disegno a 11 anni. Frequentavo la prima media e amavo osservare il professore di educazione artistica mentre disegnava utilizzando diverse tecniche, quindi ho cercato di imitarlo e con il tempo ho scoperto che lo facevo con un discreto successo. È stato così che ho cominciato ad appassionarmi sempre di più. È stato come un piccolo fuoco che è divampato. Con il tempo ho iniziato a esporre quadri, credendo di essere un pittore a tutti gli effetti, ma poi mi sono reso conto che mi mancava qualcosa: esporre tele appese a un muro non mi soddisfaceva e la pittura mi consentiva di esprimere alcune cose ma mi limitava nell'esprimerne altre. È così che sono approdato al libro illustrato: realizzando laboratori con bambini. Dapprincipio ho proceduto un po’ a tentoni, pensando fosse un genere minore rispetto alla pittura, ma in pochi anni ho ribaltato completamente il mio pensiero: ora mi dedico completamente alla realizzazione di libri, come fossero vere e proprie opere di arte visiva».
A quali modelli si ispira?
«Difficile rispondere: sono tantissimi. Uno su tutti è Paul Klee, la cui arte mi fa vedere orizzonti lontanissimi, mi fa percepire che non c’è nulla di improvvisato».
Le tavole della mostra fanno parte di libri senza testi scritti: trova sia complicato narrare per sole immagini?
«Trovo stimolante tutto quello che è in qualche modo limitante, dal momento che posso mettermi alla prova attraverso percorsi da escogitare, trovando un modo per cavarmela, per uscirne vivo rimanendo al contempo sincero. Quella riprodotta in questi casi - Fiume lento. Un viaggio lungo il Po e Moby Dick - è pittura sequenziale: è come se si trattasse di un insieme di dipinti, in questo caso piccoli e realizzati con la tecnica dell’acquerello, che raccontano sequenzialmente una storia interamente delegata alle sole immagini. Il ritmo con il quale “leggerle” lo decide lo spettatore: ci si può soffermare come scorrerle. Affidarsi alle sole immagini non è facile e io mi complico la vita non realizzando storyboard e non facendo progetti: creo di getto proprio come si fa con un quadro, ecco perché forse mi sento ancora un po' pittore».
Quanto c’è di estro e quanto di studio nella sua arte?
« L’estro viene da un durissimo lavoro, un lavoro quotidiano, quasi folle. Disegno come per una terapia di vita: quello è il mio modo privilegiato di comunicare sia con gli altri che con me stesso. Per quanto riguarda lo studio, sto cercando le strade a me più congeniali. Fiume lento è forse il risultato di un percorso che va avanti da anni: con questo libro penso di aver capito e imparato moltissime cose. Più il tempo passa e più comincio a capire cose che credo mi faranno prima o poi ripartire da un nuovo punto: ora sto gettando semi che spero germoglino.
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