Gazzetta di Modena

Elisa Ruotolo a Carpi: «Sedotta dal romanzo indago la normalità»

di Valeria Cammarota
Elisa Ruotolo a Carpi: «Sedotta dal romanzo indago la normalità»

Oggi alle 18 in piazza Martiri la scrittrice finalista allo Strega «Scrivere? Anche un modo per fare ordine nel mio caos»

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CARPI. Narra di gesti semplici e piccole gioie quotidiane. Grazie a una prosa che ha il delicato sapore della poesia, Elisa Ruotolo (nella foto) è riuscita a far emozionare i suoi lettori già con la sua prima raccolta di racconti, “Ho rubato la pioggia” (nottetempo, 2010). Quest'anno la Ruotolo ha pubblicato “Ovunque proteggici”, qualificandosi finalista al Premio Strega e così confermando le sue qualità di raffinata scrittrice. Il pubblico del Festival del racconto avrà l'occasione di conoscere Elisa Ruotolo oggi, alle 18, in piazza Martiri.

Quale forma narrativa trova più congeniale?

Per molto tempo ho creduto di non possedere le doti giuste per scrivere qualcosa che andasse oltre le 30-40 pagine; dopo aver sperimentato la forma del romanzo sono invece convinta che non vorrò scrivere altro in avvenire. La bellezza e lo smarrimento che ho provato scrivendo “Ovunque proteggici” è poco paragonabile alle emozioni che mi danno i racconti».

Nelle sue storie narra dei gesti di ogni giorno: cosa vede di straordinario nella normalità?

«Da sempre racconto storie estremamente normali, forse perché le trovo più affascinanti, forse anche perché qualsiasi storia può diventare oggetto di racconto: non serve l’eccezionalità dei casi della vita affinchè possano diventare oggetto di racconto. Qualsiasi momento della giornata, anche il più banale, se lo si sa raccontare può diventare eccezionale».

L’amore per la provincia traspare molto dai suoi scritti: cosa ama di questa dimensione?

«Viaggio pochissimo, dunque sono sempre completamente immersa nella mia provincia ed è forse per questo che quando racconto mi viene naturale spostarmi nei miei luoghi. Amo il senso di calore, la vicinanza, il fare un piccolo gruppo a sé capace di trasmettersi affetto. Sia nei racconti che nel romanzo un grande protagonista è il destino».

Pensa che lo si possa costruire con le proprie mani o che ci venga dato in dote così come poi si dipana nella nostra vita?

«Il messaggio del romanzo è proprio questo: dati rapporti familiari e legami di sangue che dovrebbero essere immutabili, io provo invece a dimostrare che è vero il contrario, ossia che a volte si può scegliere anche nell’ambito familiare. Quindi sì, credo e spero che si possa decidere delle nostre vite e che queste non siano solo e assolutamente determinate dal destino».

Contrariamente a quanto pensano i più, traspare un suo grande ottimismo.

«Ho scritto il romanzo e i racconti con tanta gioia, nonostante mi venisse rimproverata un eccesso di malinconia. Il finale del romanzo è consolatorio poichè tutto viene rimesso in gioco e tutto riparte daccapo. È possibile ricominciare, anche quando si crede di aver perso ogni cosa. Anche l’amore».

Cosa rappresenta per te la scrittura?

«È il mio tutto. Tuttavia una parte fondamentale della mia vita è anche quella che occupa le mie mattine: l’insegnamento. Sono amori molto diversi: l’insegnamento mi tiene ben salda a terra, mentre la scrittura mi allontana completamente. Quando scrivo smetto di essere quella che sono, posso essere tante cose e fare ordine nel mio caos, che la scrittura riesce a ricondurre entro limiti tollerabili».

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