Gazzetta di Modena

Perturbazione: fare musica oggi, un atto eroico

di Serena Arbizzi
Perturbazione: fare musica oggi, un atto eroico

La band all’Arci Taverna di Novi chiude la manifestazione letteraria con un concerto-intervista

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NOVI. L’unica “perturbazione” gradita di questi ultimi mesi arriverà stasera, alle 21.30 all’Arci Taverna. La Festa del Racconto chiude infatti con i Perturbazione, il gruppo pop rock di Rivoli, che si racconterà incalzato dal giornalista Ezio Guaitamacchi durante l’appuntamento Acoustic Cafè. Tommaso Cerasuolo cantante della band, anticipa qualche chicca.

Tommaso, voi avete dichiarato che è “fondamentale riconoscersi nella musica che facciamo? Chi sono oggi i Perturbazione?

«Innanzitutto un gruppo di persone che fa un lavoro di squadra. Abbiamo una lunga storia alle spalle e dopo San Remo è arrivata l’opportunità di attestarsi ulteriormente nel mondo radiofonico. Abbiamo voglia di scrivere canzoni che possiamo chiamare pop, che hanno l’ambizione di diventare popolari, di afferrare qualcosa della temperatura della società, attraverso storie personali che possono diventare universali. È successo con “Agosto” e, nel frattempo, siamo maturati. Non nutriamo paura del cambiamento, Musica X è un album diverso ma non stravolge il sound».

Fare rock in Italia è eroico?

«È eroico fare rock con se stessi più che in Italia. Rock è tutto quello che riesce a diventare popolare, non è da confondere con indipendente: il rock è quella parte un po’ adolescenziale e irruenta che deve esserci nella musica e nell’arte ma non è tutto. È eroico fare musica oggi, in generale. internet ha cambiato tutto, ha creato mille opportunità e ridisegnato il modo di concepire il mondo e sta cambiando anche noi, sta cambiando anche la musica».

Dopo San Remo non c’è stata una rivolta dei vostri fan com’è avvenuto per altri. Anzi, l’affetto è aumentato…

«Abbiamo sempre scritto canzoni collocate tra rock e pop catturando un pubblico sempre molto eterogeneo. L’affetto nato sui dischi e palchi ha portato ad una grossa identificazione e se siamo arrivati quarti nel televoto sanremese lo dobbiamo anche a questo affetto».

Come giudichi i talent?

«Non li giudichiamo in modo assoluto, se ci invitassero a X Factor, andremmo volentieri. Il problema è nella televisione stessa, si tende a vendere quello che ha funziona, sfornando così tantissimi interpreti, pur consci che il mercato non è in grado di metabolizzare un numero così elevato di volti nuovi».

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