Guerzoni e Ghirri: un’amicizia alla Triennale
Una mostra a Milano e un libro dell’artista modenese sul suo rapporto con il fotografo reggiano
MILANO. È il racconto di una singolare amicizia tra Franco Guerzoni (Modena, 1948) e Luigi Ghirri, morto a Roncocesi nel 1992, a 49 anni, la mostra che viene inaugurata giovedì, alle 18, alla Triennale di Milano. “Nessun luogo. Da nessuna parte - Viaggi randagi con Luigi Ghirri” recita l'esposizione che coincide con la pubblicazione, che reca lo stesso titolo, ad opera di Skira Editore (25 euro), della memoria di quel legame amicale che Guerzoni ha voluto tessere in 165 pagine, in uno stretto rapporto tra parola e immagine.
Tre i gruppi di lavoro che strutturano la mostra, «partendo dagli scatti di Ghirri, dalla fine degli anni '60 e per quasi tutto il decennio successivo, quando Luigi e Franco - dice il curatore Davide Ferri - esploravano la campagna, con il paesaggio di aie, case abbandonate, ruderi, edifici industriali e cantieri. Guerzoni si travestiva persino da orso. Era il tempo delle sperimentazioni e Franco interveniva sulle foto di Ghirri con elementi materici e segnici».
È quanto documenta la seconda parte della rassegna che, nella terza sezione, propone i grandi affreschi di Guerzoni, dal cui interno affiorano, come reperti, le foto di Ghirri. Immagini stampate su gesso, carte sottili o vetro, che si pongono come frammenti e rovine nelle opere a forma di mensola.
La mostra riflette, in particolare, il lavoro di Guerzoni nella vicinanza affettiva e sperimentale con Ghirri, di cui l'artista modenese è custode di migliaia di scatti.
«Le memorie, raccolte nel libro, sono venute dalla profondità delle fotografie del tempo, ricco di fantasia e di emozioni. Un tempo speciale. E la storia è come una ricongiunzione di oggi col passato, con un racconto dagli esordi del nostro lavoro nelle contaminazioni e influenze con diversi artisti modenesi: gli scritti a lui dedicati da Franco Vaccari, le riprese di alcuni lavori di Claudio Parmiggiani, le collaborazioni con Carlo Cremaschi e Giuliano Della Casa. Nel libro con c'è mai la parola “critica”. Quando penso a lui, penso ad un sentimento condiviso con gli amici, di cui Luigi ha scattato immagini del lavoro».
Ghirri diventa l'occasione per uno sguardo alla cultura del tempo della città che passa anche attraverso Emilio Mattioli, Corrado Costa, Luciano Anceschi.
«La mia intenzione è solo quella di raccontare il laboratorio mentale che presiede alla costruzione dell'immagine. Un racconto di piccoli momenti di vita, fatti di ambizioni, pensieri, progetti, allestimenti, poetiche originarie della nostra ricerca. E la mostra accoglie tentativi di opere, mai esposte prima».
Per Guerzoni è sempre viva la memoria del primo incontro, da vicini di casa in via Mantegna. «In quel decennio Luigi e io condividevamo emozioni e trasporto verso tutte le arti, in un dialogo continuo e appassionato che si interruppe verso la fine degli anni settanta. le nostre vite si biforcarono, lui da stanziale divenne migratore inseguendo il sorriso di Paolo Bergonzoni, lasciando Anna e Ilaria, per una nuova vita molto complessa con spostamenti da via Mantegna a via Del Luzzo, da Piazzetta San Giacomo a Formigine per poi giungere alla casa tanto amata di Roncocesi, in provincia di Reggio Emilia».
Il libro, a cura di Giulio Bizzarri, reca un saggio introduttivo di Carlo Arturo Quintavalle, amico e testimone dei due artisti. Guerzoni lo ha dedicato a Ilaria e Adele Ghirri, le figlie, che tengono viva la generosa e ricca figura del padre.
La mostra che si avvale anche dalle collaborazione di Nicoletta Rusconi Art Projects, resterà aperta fino al 9 novembre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
