Nuove generazioni del teatro: conferme da “Vie”
Il primo fine settimana del festival ha riservato ottime prestazioni da varie “giovani” compagnie
La bella notizia proveniente dal primo weekend di “Vie Festival” è che il teatro produce ancora un possibile ricambio generazionale. Non si tratta di una sorpresa assoluta, poiché Babilonia Teatri, ad esempio, potrebbe essere ormai considerata una certezza nel panorama italiano, ma per la sua ancor breve storia ad ogni nuovo spettacolo risulta inevitabile rivalutarne le potenzialità e la crescita.
Presentato in prima assoluta al Teatro E. Fabbri di Vignola, il nuovo allestimento della compagnia, “Jesus”, ha forse confermato più le prime che la seconda, ma è comunque una nuova, interessante tappa del suo percorso volto a un’indagine irriverente e sapida sulla nostra società. Qui è il tema del sacro, della fede, della necessità di riorganizzare il pensiero alla ricerca di ataviche risposte che viene trattato con la consueta, pregnante e disincantata arguzia. Il Babilonia-pensiero si affastella su parole e immagini che si susseguono magari con alterni risultati, ma sempre nella coerenza di una disamina convinta e argomentata.
Una sorpresa, invece, almeno per noi, seppur la compagnia abbia all’attivo premi importanti come un Ubu e un Hystrio, è stato “Le amanti” del Teatrino Giullare, freschissimo adattamento dell’omonimo romanzo di Elfriede Jelinek che giocando su soluzioni sceniche minimali ma altamente espressive affronta con ironia e leggerezza un’acuta esplorazione sulla dinamiche dei rapporti fra gli esseri umani, sul piano sociale come su quello sentimentale. Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti giocano con cartoni, pupazzi e paradossi per sbatterci in faccia l’insensatezza e la mistificazione che sono alla base di tanti archetipi del nostro modo di essere, di pensare. Applausi meritatissimi, per loro, al Teatro di Casalecchio.
Come giustificatissimi sono parsi gli applausi per Marianne Pousseur, straordinaria interprete ed ideatrice di “Phèdre”, presentato, con la regia di Enrico Bagnoli, al Teatro Herberia di Rubiera. La tragedia del mito euripideo ridisegnato nei versi di Yannis Ritsos rivive in una fusione tra linguaggio teatrale, visivo e musicale che esalta soprattutto la poliedricità della sua interprete. Lo spettacolo più convincente di questo avvio di festival ci è parso però “Au-delà” che la Compagnia Baninga/Delavallet Bidiefono ha presentato allo Storchi, creazione potente ed espressivamente esplosiva del coreografo congolese che ha trasformato in danza l’incontro con la morte in una Brazzaville all’uscita dalla guerra civile, così come di altissimo valore ci sono parsi pure il nuovo capitolo sul Vangelo secondo Matteo presentato da Virgilio Sieni al Teatro Comunale di Carpi e la “sin-estetica” ricerca video-musicale di Ryoichi Kurokawa, che ha proposto le sue “sculture temporali” allo Storchi sabato notte.
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