“Fiamme, fogli, specchi”: in scena solisti del Vecchi Tonelli
MODENA. Proseguono le iniziative per le celebrazione del 150° anniversario dell'Istituto Orazio Vecchi dove, alle 21 di domani, presso l'Auditorium “Roberto Verti” di via Carlo Goldoni 10, è...
MODENA. Proseguono le iniziative per le celebrazione del 150° anniversario dell'Istituto Orazio Vecchi dove, alle 21 di domani, presso l'Auditorium “Roberto Verti” di via Carlo Goldoni 10, è previsto un concerto degli allievi solisti del Vecchi-Tonelli da titolo “Fiamme, Foglie, Specchi”.
Verranno eseguite musiche di Luciano Berio, Goffredo Petrassi, Bernd Alois Zimmerman, Kazuo Fukushima, Henri Pousseur, Morton Feldman, Karlheinz Stockhausen, Franco Donatoni, Salvatore Sciarrino, Roberto Lupi, Alexander N. Skrjabin.
Protagonisti del recital: Pierandrea Bonfadini, Serena Calcagno, Federica Mandaliti, Giulia Marrè Brunenghi (flauto-ottavino), Francesca Villiot (violoncello), Carolina Tancredi (tromba), Marco Pedrazzi (pianoforte).
I compositori del XX secolo hanno cercato risposte e soluzioni differenti alla crisi dei valori che per tutto l'Ottocento hanno determinato la nostra cultura. Da un lato si è tentato di esplorare fino in fondo la possibilità sonora di ciascuno strumento (come dimostra la presenza in programma di ben otto brani solistici su dodici), dall'altro si sono cercate nuove strade per scrivere musica e produrre suono.
Proprio di questo tipo è la composizione di Berio che apre il concerto, ”Leaf”, la composizione più “giovane” del programma. Qui convive l'intento di rappresentare qualcosa con la ricerca di nuove soluzioni, di nuovi grafismi, di nuove forme e metodologie compositive.
Ma le foglie di Berio ben poco hanno da spartire con le mistiche fiamme di “Skrjabin”, l'altra grande composizione “rappresentativa” del programma: Vers la flamme, a chiusura del concerto, che è invece il brano più antico, l'unico che non sia stato scritto nel dopoguerra. Eppure sembra aver indirettamente indicato una strada a compositori quali Feldman e Stockhausen, che pur essendo pienamente calati nella cosiddetta avanguardia storica, non perdono il contatto con determinate suggestioni e visioni filosofiche.
Il concerto esplora proprio queste correnti e le loro diversità, attraversando il tempo e lo spazio, e mettendo in luce non solo il virtuosismo solistico nel senso più tradizionale del termine, ma anche un'altra forma di virtuosismo che si è consolidata nella seconda metà del XX secolo e che è stato oggetto di ricerca da parte di grandi compositori moderni come Luigi Nono.
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