Segni di stupore metafisico
Ad Arte su Carte le acquetinte del siriano-armeno Assadour
MODENA. Un altro maestro dell'incisione approda a Arte su Carte, in via Fratelli Rosselli 21. È Assadour, libanese di origine armena, la cui famiglia aveva trovato rifugio a Beirut. Da 50 anni lavora a Parigi, ma la sua formazione si è nutrita anche di studi all'Accademia di Perugia e i suoi lavori sono stati presentati in spazi pubblici e privati italiani. Roberto Gatti non si è lasciato sfuggire l'occasione di realizzare, lo scorso anno, nel Lavoratorio d'Arte Grafica, in via Verona, di cui è direttore, l'opera “Mo 41100” da donare a “I Cento Amici del Laboratorio”. E fino al 31 ottobre accoglie le sue acqueforti e acquetinte nella vicina galleria. Nei fogli si riscontra una concentrazione di elementi geometrici che assumono una valenza figurativa, di clima metafisico. Non pochi i rimandi a differenti livelli di messaggi, in una visione quasi azzardata di vascelli, bussole, sestanti, con una curiosità instancabile dell'artista che avverte in un viaggio fantastico il difficile rapporto con il tempo che fugge, con una esistenzialità differente, da penetrare solo con un linguaggio astratto, fatto di strepitosa bellezza di immagini, alcune con interventi all'acquarello. Ampia la rete di rapporti che si stabilisce tra frammenti razionali e inaminati e figure (tre persone in un paesaggio, giochi) che Assadour fa vivere, secondo un criterio di selezione di elementi discordanti nelle strutture capaci di esprimere lo stupore gioioso di fronte ad un'alba, un'aurora, un crepuscolo, ma pure angoscioso davanti ad una città inclinata, alla pietrificazione delle cose. L'artista settantunenne sa articolare linee, forme e colori in modo astratto, da cui può emergere persino una immagine familiare, riconoscibile. Un comunicare con contenuti insoliti, imprevisti, tra trame geometriche, composizioni poligonali, architetture di ambienti (Lucania) che si pongono come un mosaico. Il misterioso artefice (è pure pittore) di tanta iconografia, che si colloca nella dimensione onirica, fa vivere la cultura della sua terra d'origine, ma trattiene legami con la psicologia, al corrente del pensiero di Freud e Jung. «Con i suoi personaggi anticipa - nota Sandro Merli - i campioni (Cucchi e Paladino) della Transavanguardia». La familiarità col segno gli consente di realizzare tanti libri d'artista, con testi poetici di Camillo Sbarbaro, Roberto Sanesi, Ritsos, Adonis, Gianni D'Elia.
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