Gazzetta di Modena

a vignola con il suo nuovo libro

Baracchi, riflessioni su Aristotele: «dall’antico la guida al presente»

di Chiara Bazzani

VIGNOLA. «Quando lo sguardo volto al passato si espone a ciò che nel passato resta impensato, inaudito, coltivando l'intimità con ciò che ancora ci elude, allora incontrare l’antico (Aristotele, per...

2 MINUTI DI LETTURA





VIGNOLA. «Quando lo sguardo volto al passato si espone a ciò che nel passato resta impensato, inaudito, coltivando l'intimità con ciò che ancora ci elude, allora incontrare l’antico (Aristotele, per esempio) nel suo carattere insondabile può farci intravedere il compito del pensiero a venire». Un compito che Claudia Baracchi, docente di filosofia morale all'Università di Milano Bicocca propone nel suo ultimo libro “L'architettura dell'umano: Aristotele e l'etica come filosofia prima”.

La presentazione del volume sarà stasera alle 21 presso la Biblioteca F. Semi - Auris di Vignola. Dialoga con l'autrice Florinda Cambria, docente all'Università dell'Insubria, e assieme a loro, la presenza fuori programma di Carlo Sini.

Prof. Baracchi il titolo “L'architettura dell'umano” cosa significa?

«È una grande riflessione su quello che l'umano deve fare, perché la natura non ha deciso per lui, l'essere umano non è meccanicamente determinato da leggi naturali. La natura lascia all'uomo un margine di scelta, in cui può decidere. Aristotele ha questa intuizione che lo specifico umano è proprio la sua libertà, che allo stesso tempo è un compito che lo responsabilizza. Non c'è fatalismo, quindi, ma neanche l'ottica cristiana (per intenderci San Paolo) per cui umani si nasce. Per Aristotele umani non si nasce ma si diventa».

Perché guardare alla filosofia antica?

«Per mettere in luce degli aspetti poco frequentati ma che hanno una forte vitalità sul contemporaneo, perché sono ancora in grado parlarci in maniera molto viva. Non è dunque solo un'operazione archeologica ma è un modo per mostrare come questo antico dimenticato, se ricordato, sia ancora vivo e contemporaneo e abbia addirittura delle dimensioni di futuro».

Quali sono i temi?

«I temi sono tanti e vanno dalla formazione dell'individuo fino alla formazione delle comunità, la formazione dell'io e la formazione del noi, che per Aristotele vanno sempre in parallelo. Lui pensa che l'essere umano per natura sia politico, cioè deve vivere in una comunità. Posto questo rimane aperto tutto l'orizzonte sul come».

C'è dunque una grande riflessione sull'etica?

«Sì, l'indagine è sulla questione etica, che mi fa tentare dei percorsi per comporre quella che lui chiama la “vita buona”. C'è in Aristotele la scoperta di una dimensione di libertà che riporta il discorso a un ambito etico: “Com'è che io posso vivere al meglio?”».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google