Gazzetta di Modena

MEMORIE

La Grande Guerra del fante contadino

Ufficiali italiani in fuga e tedeschi che dividono il pane coi prigionieri

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Nel centenario della Grande Guerra va in ristampa questo interessante libretto di Francesco Nicolini che raccoglie e commenta le memorie del nonno Peppe. Quest’ultimo, solo a 55 anni dalla fine della guerra, cioè nel 1974, si decise a scrivere sul retro di un calendario i ricordi della guerra a cui aveva partecipato dal 1915 al 1918. Già il titolo spiega di che si tratta: “Forse è solo perchè dovevo morire - Ricordi autografi della Grande Guerra del fante contadino Cermaria Elmo” (Edizioni Il Fiorino, 10 euro).

Il libro si può dividere in tre parti. Nella prima l'autore parla dell'infanzia del padre e del nonno che amava raccontare al nipotino le sue storie di guerra. Nella seconda c'è un' introduzione storica con numerose cartine dei teatri delle principali battaglie. L'ultima parte quella in verità più interessante e originale, è la trascrizione, (inframmezzata e arricchita da annotazioni storiche dei diversi momenti bellici e da foto d'epoca), del diario del fante Elmo classe 1985: nonno Peppe.

Questo diario è prezioso perché raccoglie una delle poche memorie di un soldato di trincea. Infatti molti soldati erano analfabeti e comunque come i i sopravvissuti da Auschwitz, volevano rimuovere anche dal pensiero quelle immani tragedie. Elmo detto Peppe racconta con uno stile semplice senza retorica e recriminazioni gli eventi bellici vissuti.

Dall'addestramento nella caserma di Sassuolo, alle battaglie sul Monte Sabotino, Monte San Michele, Gorizia fino alla cattura dopo la disfatta di Caporetto e alla prigionia in Germania. Le inutili carneficine, la solidarietà tra i soldati, il freddo e la fame sembrano portare la coscienza del giovane fante ad una comprensione più profonda. «Nella disfatta di Caporetto - racconta - gli ufficiali sono fuggiti e si sono salvati. Durante la trasferta al campo di concentramento i soldati tedeschi chiedevano agli italiani se avevano del pane». Sette giorni dopo un soldato nemico, vedendolo affamato e piangente, gli offre un tozzo di pane nero.

La retorica della patria si infrange di fronte alla vigliaccheria degli ufficiali e l'umile fante si accorge che anche il perfido nemico è un povero diavolo come lui e ha un cuore. (b.m.)

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