A Firenze i collezionisti modenesi tra 700 e 800
Alla rassegna, fino all’8 dicembre, il mirandolese Tacoli Canacci e Tommaso degli Obizzi
FIRENZE. Chi viaggia alla ricerca degli aspetti modenesi nelle mostre in Italia non dovrebbe perdersi, alle Gallerie dell'Accademia fino all'8 dicembre, “La fortuna dei Primitivi. Tesori d'arte dalle collezioni italiane fra Sette e Ottocento”. L'appuntamento è infatti dedicato alla nascita del gusto collezionistico tra fine Sette e inizio Otto, attività che esercitò tra l'altro una rilevante influenza diretta sulla formazione delle grandi raccolte d'arte pubbliche. Tra tanti collezionisti di quel periodo due modenesi come il mirandolese Alfonso Tacoli Canacci (1726 - 1801) e Tommaso degli Obizzi (1750-1803) che era sì di Padova ma è importantissimo per la storia del ducato d'Este. Quando Obizzi morì, senza eredi, lasciò al duca di Modena Ercole III d'Este le sue ingenti collezioni che divennero parte integrante della Galleria Estense e di musei di Vienna e Praga. Opere di grande importanza tra cui, conservata all'Estense, la “Novella di Griselda” dipinta nel 1440 da fiorentino Apollonio di Giovanni. Il mirandolese marchese Tacoli Canacci mise insieme quella che Zeri definì la «Più importante raccolta di primitivi formatasi in Italia nel corso del Settecento». Di quell'antica collezione, di circa 300 pezzi, oggi restano tracce in numerosi musei, soprattutto a Parma visto che Tacoli comprava anche per conto dei Borbone. E il marchese non andava certo per il sottile, visto che il primo dipinto che procurò a Ferdinando I di Borbone proveniva dalla chiesa di San Domenico di Modena: la grande pala d'altare “San Pietro martire e storie” dipinta dai fratelli Degli Erri. (s.l.)
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