Una prima d’eccezione sulle note di Maria Perrotta
La giovane pianista che risiede a Parigi presenta in tour l’uscita discografica dedicata a Bach: le variazioni Goldberg sono uno dei capolavori del compositore
MODENA. Stasera, alle 21, al teatro della Fondazione San Carlo, primo concerto della lunga stagione 2014-2015 della sede locale della Fondazione Gioventù musicale d’Italia, che prevede 35 appuntamenti a Modena e provincia. Protagonista Maria Perrotta, la meno che quarantenne pianista calabrese, ora residente a Parigi, che presenta in un tour la propria recentissima uscita discografica, per la casa discografica Decca: le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, registrate dal vivo nel gennaio del 2012. Il concerto modenese è il primo del tour, che continuerà domenica con l’esecuzione, presso la Cappella Paolina del Quirinale, dello stesso capolavoro bachiano, in diretta su Radio3. Si tratta di un graditissimo ritorno della pianista, già ospite della GMI modenese per due impegnativi concerti in due giorni consecutivi, il 2 e 3 marzo 2013, durante i quali eseguì le tre ultime Sonate di Beethoven e musiche che andavano da Bach a Prokofiev, mostrando così tutto il suo talento di interprete completa, in grado di spaziare nel repertorio di 250 anni di musica per tastiera. Le Variazioni Goldberg, trrenta brani organizzati in gruppi di tre, racchiusi tra le due ripetizioni dell’Aria il cui basso d’accompagnamento origina le trenta variazioni, sono uno dei capolavori dell’ultimo decennio di vita di Bach, musica in qualche modo “leggera”, destinata – secondo una leggenda non provata – ad allietare le notti insonni del conte Keyserlingk, già ambasciatore russo alla corte dell’Elettore di Sassonia. L’esecuzione notturna a casa del Conte sarebbe stata affidata al promettente clavicembalista Johann Gottlieb Goldberg, da cui il nome. Musica per melanconici, dunque, musica che doveva insieme allietare, rilassare, generare quel senso di mistico abbandono derivante dall’iterarsi di un motivo musicale (il basso, appunto, variato), analogamente a musiche etniche, religiose o ai contemporanei urticanti suoni elettronici della musica giovanile, secondo una ardita e “tendenziosa” tesi del musicologo Giordano Montecchi. In realtà, le Goldberg, e lo stile interpretativo di Maria Perrotta, perseguono un ideale equilibrio tra abbandono ad una contemplazione “istintiva”, non mediata dell’armonia universale e la costruzione di un’architettura di sublime e matematica razionalità. L’esecuzione modenese di Maria Perrotta ripropone la versione che ne fece Glenn Gould per la celeberrima incisione del 1981, punto di svolta dell’esecuzione bachiana, con la rinuncia ad eseguire parte dei ritornelli dei Canoni che chiudono ognuna delle dieci triadi di variazioni nelle quali si articola l’armonica architettura dell’opera.(n.c.)
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