Gazzetta di Modena

L’artista viaggia nell’uomo

di Michele Fuoco
L’artista viaggia nell’uomo

Al Consorzio Creativo foto e encausto di Gianluca Chiodi

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MODENA. Fotografia e encausto: le opere che Gianluca Chiodi presenta, fino a domenica, al Consorzio Creativo, coniugano questi due elementi. L'immagine fotografica si “contamina” di colori mescolati alla cera mediante calore che designano il procedimento pittorico dell'encausto che non manca di fascino e vigore rappresentativo. Diversi i temi affrontati dal 48enne artista bresciano, che vive e lavora in un bosco sul Lago di Como, in opere singole, di gruppo e in installazioni, con un percorso degli ultimi 15 anni. Chiodi trova riferimenti colti, con rimandi a Caravaggio e ai suoi allievi, per dare intensità drammatica alla sua “opera in nero” che indaga “l'amore ai tempi del colera”, con la cronaca di una morte annunciata, di una grazia ricevuta o per offrire il ritratto di borghesia in nero. Si fa intenso il contrasto tra amore e odio nel quadro “furia corporis”, dove emerge il vigore della carnalità di contorte membra, mentre ironica si presenta la figura “sebastienne” della serie “santi, peccati e peccatori”, con un giovane cowboy trafitto da frecce d'indiani. Tutto trova connessione con l'uomo, dando significato alle sue condizioni, aspirazioni, passioni, colpe. Così quei corpi avvolti nella plastica, che pur consente passi di danza, riconducono ad un impiego più avveduto del materiale di rifiuto. Chiodi affida all'arte il compito di affrontare problemi diversi, rendendo omaggio, nelle “matrioske” presentate in una installazione di scatole magiche, alle donne in attesa, nell'esaltazione del loro stato di fertilità paragonabile a quello della terra. Una riflessione sulla “gioventù bruciata”, sugli assurdi interventi di chirurgia estetica, con cui si pensa di poter ottenere una nuova condizione di bellezza e di esistenza; ma anche su scene erotiche (Hot Skin - La pelle brucia) da scoprire nelle miniature su visi di personaggi, con lente d'ingrandimento per godibile malizia dell'osservatore. Doppia installazione in una saletta: alle sfere in vetro sospese da fili al centro, come piccoli mondi, al cui interno si possono osservare persone al lavoro o nella propria casa, si uniscono alle pareti fotografie di uomini e donne montate su alluminio, con indumenti terra, per indicare la “spoliazione” dell'uomo da ogni cosa superflua, nel tentativo di proporsi nella sua vera dimensione, lontana dall'occhio critico, spietato della società.

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