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S. BELLEI Ercole III d’Este, la vita privata del duca nasone Unendo con talento narrativo la verità storica e quella immaginata tra le stanze della sua reggia, Sandro Bellei fa rivivere la...

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S. BELLEI

Ercole III d’Este,

la vita privata

del duca nasone

Unendo con talento narrativo la verità storica e quella immaginata tra le stanze della sua reggia, Sandro Bellei fa rivivere la quotidianità del duca Ercole III d’Este, almeno nei suoi ultimi anni di vita in cui ripensa alle svolte di governo nella politica estera.

Dando nuova linfa al filone delle biografie romanzate, l’autore mette a frutto una scrittura giornalistica, fatta di frasi secche e un ragionamento piano, con la voglia irresistibile di usare come lingua madre il dialetto modenese. Il risultato di questo lavoro, che mescola fantasia e fatti realmente accaduti, è “Il Duca Nasone”, in cui il sottotitolo la dice lunga sulla molla che ha scatenato lo scrittore. “Biografia non autorizzata dell’ultimo sovrano estense che parlava in dialetto modenese” recita la scritta che accompagna il denso volumetto (Fiorino Editore, 63 pagine, 9 euro) con aneddoti vivaci scritti in dialetto ma anche con pennellate di scelte militari e organizzative che hanno lasciato alla capitale dello Stato Estense, cioè Modena, opere pubbliche che ancora oggi sono in perfetta efficienza. Il filone delle vite private dei re, delle regine e dei personaggi più in vista, ha avuto negli ultimi due secoli di vita letteraria una vita fiorentissima, animata di volta in volta d’intenti polemici piuttosto che di scopi celebrativi a favore del potente di turno. Bellei invece ci porta per mano nel guardaroba e nell’armadio di medicine di Ercole III, racconta i suoi amorazzi e un matrimonio non proprio esaltante, per raccontare le virtù di un sovrano capace di rimettere a posto le finanze pubbliche dissestate dalle ambizioni del padre. Ma allo stesso tempo, seguendo le orme del Regno di Napoli, allora modello in tutta Europa per le capacità di creare opere pubbliche, dotò Modena di un’Accademia di Belle Arti, di una Piazza d’Armi aperta a tutti (l’attuale Novi Sad), ampliò l’ospedale creando un moderno reparto per malati di mente e istituì la “ruota” per accogliere i neonati abbandonati. (s.c.)

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