“Passioni di danza” Nuovi coreografi alla prova del pubblico
I lavori di Giulio d’Anna, Guido Sarli e Cristiana Morganti nel mini festival ospitato nella sala presso l’Ex-Amcm
MODENA. Nonostante le note difficoltà di bilancio, anche quest’anno gli appassionati modenesi di danza avranno di che essere soddisfatti, con la proposta che arriva dal Teatro Comunale.
La prima occasione arriva dal 2 al 7 dicembre, al Teatro delle Passioni di Modena, che ospiterà la rassegna dal titolo “Passioni in Danza” che la Fondazione Teatro Comunale realizza per il terzo anno, in collaborazione con il circuito regionale AterDanza, per dare spazio a coreografi e compagnie affermate ed emergenti nel campo della danza contemporanea, con particolare attenzione alla produzione nazionale.
I coreografi presentati quest’anno saranno italiani ma tutti con esperienze e compagnie di respiro internazionale, a partire da Giulio D’Anna, coreografo e danzatore con una formazione che va dal balletto al modern jazz, prima allievo di Simona Bucci e poi della Scuola per lo Sviluppo della Nuova Danza di Amsterdam. D’Anna si è interessato in particolare alle forme del teatro danza, vincendo nel 2012 il premio Danza&Danza come miglior autore emergente.
Seguendo un percorso nato da una forte identificazione fra la danza e le proprie vicende personali, il coreografo è approdato a una forma espressiva fortemente concentrata su temi sociali. «So per esperienza che l’arte e le attività che girano attorno ad essa hanno un grandissimo potere e valore umano – spiega l’autore. L’arte ci aiuta nel trovarci, nel perderci, nel sentire, nel comprendere. Credo ci aiuti a essere pienamente esseri umani, qualsiasi cosa questo ‘ruolo’ possa voler dire per ognuno di noi».
Il suo recentissimo “O O O O O O O” (si scrive proprio così), in scena il 2 dicembre, trae ispirazione dal “Museo delle relazioni interrotte” di Zagabria per uno sguardo originale sui rapporti sentimentali. Agli interpreti è chiesto di articolare verbalmente, musicalmente e fisicamente memorie ed esperienze d’intimità ferita, rivivendo i propri sentimenti in un momento di autoidentificazione e di riflessione collettiva. Il 5 dicembre sarà ospite del festival Guido Sarli, un talento emergente emigrato prima in Olanda per formarsi alla Rotterdam Dance Academy, poi a Barcellona, dove nel 2010 ha fondato la sua compagnia Umma Umma Dance. Sarli ha preso parte al progetto Kamuyot della Batsheva Dance Company dove ha lavorato a stretto contatto con il coreografo israeliano Ohad Naharin. Un rapporto etico e materiale con il corpo del danzatore è al centro del suo linguaggio coreografico che unisce elementi fisici, sensoriali e teatrali per raccontare storie dai confini invisibili e soggetti di condivisione universale. Stuntman, è la prima parte di un programma che presenta due delle sue migliori creazioni, è un riferimento ironico al B movie e all’adrenalina dell’azione che cerca un difficile equilibrio fra virilità dell’attore e fragilità esistenziale. «Una riflessione sull'identità mutabile dell'essere umano e sulla sua costante necessità di vedersi riflesso negli occhi degli altri» - spiega il coreografo. Loser Kings (re perdenti) nasce invece dalla suggestione per il filone del film carcerario. Il brano, già pluripremiato in concorsi internazionali, esplora l’essenza autentica e primitiva dell’essere umano .
La rassegna si chiuderà domenica 7 dicembre con Cristiana Morganti, danzatrice solista da oltre vent’anni del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, dove ha danzato le maggiori produzioni e dove lavora tutt'oggi. Con la compagnia ha partecipato anche al film di Pedro Almodovar Parla con lei (2001) e al film di Wim Wenders Pina (2011). Attrice e ballerina di irresistibile talento e di vivida comicità, in Jessica and Me, questo il titolo del suo recentissimo a solo in programma a Modena, la Morganti unisce un’impetuosa energia mediterranea all’innocenza stupefatta del clown. Giunta a un momento importante del suo percorso, l’artista si ferma a riflettere in questo spettacolo sul rapporto con il proprio corpo e con la danza, sul significato dello stare in scena, sul senso dell’altro da sé che implica il fare teatro. Ne risulta una sorta di autoritratto idealmente a due voci di efficace e spiazzante ironia, un puzzle di gesti, ombre, muscoli, tenacia, spavalderia, timidezza, ricordi e progetti.
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