Gazzetta di Modena

in s. adriano iii a spilamberto

Torna a splendere il dipinto della protettrice del castello

di Michele Fuoco
Torna a splendere il dipinto della protettrice del castello

SPILAMBERTO. È ben riuscito il restauro, a cura di Cristina Russo Verbini, con la collaborazione di Maria Giovanna Luppi, del dipinto di Santa Rosa da Lima, eletta nel 1684 protettrice del castello...

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SPILAMBERTO. È ben riuscito il restauro, a cura di Cristina Russo Verbini, con la collaborazione di Maria Giovanna Luppi, del dipinto di Santa Rosa da Lima, eletta nel 1684 protettrice del castello di Spilamberto. Si tratta di una grande opera a tempera grassa su tela (cm 186x147), per la quale è stata necessaria subito una pulitura «per il degrado estetico causato - dicono le restauratrici - sia da colature d'acqua che, dilavando il colore, avevano creato deturpanti aloni nerastri nella parte alta, sia dal velo grigio di polvere che impoveriva la bella cromia del dipinto». L'intervento riparatore si è basato sul consolidamento, con una resina sintetica, della pellicola pittorica, su suture e innesti per porre riparo a piccole lacerazioni della tela, sulla foderatura perimetrale per montare l'opera su un telaio più idoneo, perché il vecchio era deformato e attaccato da tarli. Così l'opera è stata restituita nella sua freschezza originaria, con una luce dorata che illumina la scena, nella raffigurazione di Rosa da Lima (il suo vero nome era Isabel Flores de Oliva, accolta a 20 anni nelle Terziarie Domenicane), beatificata nel 1668 da papa Clemente IX e canonizzata, quattro anni dopo, da Clemente IX che la proclamò patrona dell'America meridionale, delle Filippine e Indie Occidentali. Da qui la grande risonanza che la rese protettrice in molte località e icona di tante opere d'arte.

A Spilamberto furono i marchesi Filippo e Anna Teresa Rangoni a divulgare il culto della santa che nel quadro è in vesti domenicane, cui appare la Vergine con il Bambino in atto di protendersi a lei. Nella parte inferiore destra è collocato il castello di Spilamberto, con la cinta muraria esaltata dalle torri, tra cui il “Torrione”, e con il fiume Panaro. Notevole la qualità dell'opera, di rilevanza storica e devozionale, anche se non si conosce il nome dell'autore che probabilmente, nota la studiosa Lidia Righi Guerzoni, fu scelto dai marchesi Rangoni «tra i giovani allievi dell'accademia di pittura all''epoca fiorente a Modena che annoverava tra i docenti anche il noto pittore Francesco Stringa».

Il quadro è collocato, presso il presbiterio, nella chiesa parrocchiale di S. Adriano III papa che, su sollecitazione del Centro Culturale il Torrione (ha 30 anni di vita), ne ha voluto il restauro finanziato (circa 3 mila euro) da CBM Group e portato a termine con successo, in tre mesi, da Russo Zerbini e Luppi, sotto la direzione di Marcello Toffanello, ispettore della Soprintendenza a Modena e Reggio. Nella chiesa una mostra di 18 pannelli illustra le vicende storico-artistiche di otto secoli di vita della parrocchia.

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