Ramazzini, un “immortale della medicina”
Al carpigiano che scoprì le malattie professionali viene dedicato oggi un convegno dell’Accademia
MODENA. La medicina del lavoro e i primi studi delle malattie professionali sostanzialmente nascono a Modena, oltre tre secoli fa. Lo spiegheranno oggi i relatori del convegno “Bernardino Ramazzini. Profilo ed eredità di un innovatore della scienza medica” che si tiene a partire dalle 10 presso l'Accademia di Scienze, Lettere e Arti di corso Vittorio Emanuele 59. L'incontro ha ricevuto l'altro patronato del presidente della Repubblica ed è presieduto dal responsabile dell'Accademia Ernesto Milano con la presenza di otto relatori provenienti da diverse università. A molti il nome del medico Ramazzini, nato a Carpi il 3 novembre 1633 e morto a Padova il 5 novembre 1714, forse non dirà molto: i modenesi penseranno alla via che affianca l'ex ospedale Sant'Agostino e i carpigiani lo ricollegheranno all'intestazione del loro ospedale cittadino. Ma Ramazzini è stato, come spiega Italo Farnesani, docente organizzatore del convegno odierno, uno dei più noti medici di ogni tempo. Nome certo meno noto di Ippocrate, Forlanini e Galeno ma appunto fondamentale per i primi studi relativi alle malattie professionali. «È stata una figura fondamentale - spiega Farnetani - che ha insegnato a Padova ma anche all'Università di Modena dal 1682 al 1700. Era davvero uno dei medici più noti della disciplina, basti pensare che Arturo Castiglioni nel suo “Trattato di storia della medicina” lo descrive nel secondo '800 come un Immortale della medicina, mentre un altro studioso lo avvicina ai 12 più noti scienziati di ogni tempo a fianco appunto di Galeno o Ippocrate. Ancora oggi nell'atrio dell'Università di Modena c'è il suo busto di fianco a quello di Spallanzani, altro scienziato fondamentale». Ma Ramazzini esattamente oltre tre secoli fa che ha fatto? «Ha avuto - continua il docente - una intuizione che influì nel '900 allo sviluppo della branca medica delle malattie professionali. Per semplificare: ha pensato che ogni professione nel '600 sviluppava malattie diverse. Occorre sapere che all'epoca la plebe non valeva nulla, non andava dal medico: lui iniziò la riflessione considerando che un fabbro, un falegname, una ostetrica sviluppavano malattie e infortuni differenti. Sembra l'uovo di Colombo, ma a pensare al tempo in cui scriveva e raccontava ciò si può immaginare la sua visione e influenza futura». Questo padre della medicina del lavoro ebbe anche un altro ruolo: «Studiò - termina Farnetani - l'abitudine delle famiglie ricche modenesi del suo tempo di mandare in campagna dalle balie i bambini nati e non ospitare le balie in città. Queste giovani donne influivano nei rapporti tra moglie e marito». Il libro più noto di Ramazzini è il trattato “De morbis artificum diatriba”.
Stefano Luppi
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