David Bidussa parla della crisi del progresso
MODENA. Proseguono oggi alle 17.30 alla Fondazione Collegio San Carlo (via San Carlo, 5) le lezioni del ciclo dedicato al tema “Progresso”, ideato dal Centro Culturale. L'incontro dal titolo “La...
MODENA. Proseguono oggi alle 17.30 alla Fondazione Collegio San Carlo (via San Carlo, 5) le lezioni del ciclo dedicato al tema “Progresso”, ideato dal Centro Culturale. L'incontro dal titolo “La crisi del progresso. I totalitarismi e le disillusioni della politica nel Novecento”, è a cura di David Bidussa, direttore della biblioteca della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. Storico sociale delle idee e giornalista, collabora con l'inserto domenicale del quotidiano “Il Sole 24 Ore”. Lecturer presso la Hebrew University di Gerusalemme, nelle sue ricerche si è occupato di storia del movimento socialista in Italia e in Francia e di storia del mondo ebraico. Ha approfondito inoltre i temi della diffusione dell'antisemitismo e del razzismo in Europa tra Ottocento e Novecento. Il Novecento ha dato all'umanità fasi di progresso tecnologico altissimo, accompagnate, per brevi periodi, da un senso di fiducia nel futuro. Nel contempo, però, ha generato il suo opposto, risentendo degli avvenimenti storici che hanno visto succedersi di ben due conflitti mondiali e l'estinguersi di eredità plurisecolari, con cambiamenti geopolitici impressionanti. Nel corso del XX secolo si inizia a riflettere anche sulla tecnica. Da un'idea di progresso come lento sviluppo, si consolida un'idea dello sviluppo come deformazione e da benefico, lo sviluppo si trasforma in terrifico - spiega il professor Bidussa - e la visione del futuro tecnicizzato come liberazione dalla fatica si rovescia nel suo contrario: trasfigura in una antiutopia. La tecnica, in questo senso, da prodotto della cultura diviene sintomo del dominio dell'anticultura. Ma, soprattutto, la tecnica come rottura dell'ordine costituito. Si sviluppa il timore nei confronti dell'universo femminile, già attivo all'inizio del Novecento. La paura è un movente importante nella storia collettiva del XX secolo e il totalitarismo è un sintomo del suo dispiegarsi.
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