Gazzetta di Modena

Felice Farina: “Patria” trent’anni di storia nell’arco di una notte

Felice Farina: “Patria” trent’anni di storia nell’arco di una notte

ViaEmiliaDocFest. Questa sera ai Segni proiezione del film Poi l’incontro con il regista che spiega la genesi dell’opera

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MODENA. Stasera, dopo la premiazione dei vincitori del concorso on-line ViaEmiliaDocFest 2014 (alle 20.30) verrà proiettato al teatro dei Segni di via San Giovanni Bosco 150, il film “Patria” di Felice Farina con Francesco Pannofino, Roberto Citran, Carlo Giuseppe Gabardini. Il regista incontrerà il pubblico dopo la proiezione.

Il film tratta della chiusura di una fabbrica nel torinese. Salvatore, operaio, si arrampica sulla torre della fabbrica minacciando di buttarsi giù. Giorgio, operaio rappresentante sindacale, arriva per salvarlo dalla caduta. Luca, custode assunto come categoria protetta si aggiunge scalando eroicamente la torre per fare loro compagnia. Nell'arco di una notte punti di vista diversi sul mondo riflettono gli ultimi trent'anni della storia italiana. Un montaggio che mescola materiale di repertorio, spesso di difficile classificazione ma capace di far emergere emozioni e sentimenti piuttosto che fatti, e scene recitate. Così dagli anni di Piombo, si passa all’assassino di Moro, evento che ha cambiato il corso della storia. E poi, la lotta alla mafia con gli arresti e il maxiprocesso di Palermo, fino all’uccisione di Falcone e Borsellino. Dagli anni del CAF, dei servizi segreti deviati e dei licenziamenti alla Fiat, per arrivare a Tangentopoli e Mani pulite.

«Racconto il Paese partendo dalla fine degli anni Settanta - spiega il regista - L'idea è nata da un libro di Enrico Deaglio che ha raccolto trent'anni di fatti e situazioni successe in Italia, dalla morte di Moro ad oggi. Era nata l'idea di fare un grande documentario che raccogliesse la storia di questi trent'anni per capire che non abbiamo capito nulla del nostro Paese. Intanto, perché la storia è difficile da capire mentre la stai vivendo e poi perché dalla morte di Moro vi sono stati cambiamenti rapidi che hanno portato alla inesorabile fine della Democrazia Cristiana, l'avvento dei partiti laici, del Craxismo fino all'avvento di Berlusconi».

Con quale criterio hai selezionati i fatti?

«Questa è stata la sfida principale. Attraverso la piccola storia di un operaio disperato che occupa la torre si rievocano, in una notte, una serie di fatti, una parte minima visto che il libro è composto di 900 pagine. È stato fondamentale il contributo di Esmeralda Calabria, una grande artista del nostro cinema, che ha montato il film con una tecnica molto emotiva basata su immagini, parole e suono. Il libro è servito per ristudiare bene la nostra storia e capire quali sono stati i passaggi importanti nel bene e nel male. Dove si sono persi i diritti civili conquistati precedentemente, a che punto è definitivamente sparita la classe operaia, come si è trasformata la società politica, la mafia e il suo rapporto con lo Stato. Abbiamo visionato centinaia di ore di riprese e ci siamo fatti trasportare dall'istinto emotivo in modo di restituire solamente sensazioni».

Le famiglie oggi sono in crisi. Come si è arrivati a questa situazione?

«Per il pressante intervento della politica nella nostra vita quotidiana. Parlo della bassa politica. È un problema che è entrato a far parte del Dna della nostra struttura psichica relazionale. Il problema è che nessun governo potrà risolvere questo malessere, ma forse ci riuscirà il tempo. Il potere politico è entrato a far parte su ogni nostra azione quotidiana. Poi vi è una situazione internazionale di crisi del post capitalismo globale che può reggere fino ad un certo punto».

Nicola Calicchio

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