Gazzetta di Modena

da stasera a giovedì

“Maratona di New York” sul palco del Michelangelo

“Maratona di New York” sul palco del Michelangelo

MODENA. Da stasera a giovedì, alle 21.15, al teatro Michelangelo terzo appuntamento con la stagione di prosa. Lo spettacolo in programma si intitola “Maratona di New York” di Edoardo Erba, con...

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MODENA. Da stasera a giovedì, alle 21.15, al teatro Michelangelo terzo appuntamento con la stagione di prosa. Lo spettacolo in programma si intitola “Maratona di New York” di Edoardo Erba, con Cristian Giammarini e Giorgio Lupano che curano anche la regia.

È notte, buio. Due uomini soli davanti a un cupo paesaggio presagio di inquietudini e misteri. Uno accasciato a terra, l'altro in piedi. Iniziano a correre, si allenano per la maratona di New York. Steve è deciso, concentrato, motivato, sicuro di sé. Mario è meno rigido, anche nel passo: la sua corsa appare dinoccolata, ciondolante. Steve lo sprona, ricordandogli l'impresa di Maratona nel 490 avanti Cristo quando gli Ateniesi sconfissero i Persiani e Filippide corse la distanza fra Maratona e Atene per riportare la lieta novella, anche se quell'episodio gli costò la vita.

I due cominciano così a parlare del più e del meno, del passato e del presente, di loro stessi, dei familiari, degli amici e dei colleghi. E intanto corrono. Il cielo stellato è squarciato da lampi di immagini indistinte. “Perché tutti i giorni bisogna dimostrare qualcosa? A cosa serve?”. La conversazione si sposta sull'esistenza di Dio. Mario inizia a sentire la fatica, vuole essere libero di correre ma anche di fermarsi; una sosta momentanea poi ricomincia a correre, scambiandosi di posto con Steve. Le cose cambiano: ora è Steve a sentirsi in difficoltà a volere rimanere indietro per la fatica. Mario corre veloce, sicuro. Le immagini dietro iniziano a farsi più nitide, scorrono momenti dell'infanzia, poi quello che sembra un incidente, lamiere accartocciate, Steve esce di scena, Mario rimane solo. Le luci si spengono e si riaccendono, ora è Steve a correre da solo con i vestiti di Mario.

I due attori corrono per tutta la durata della pièce, uno sforzo che meglio comunica la partitura verbale. Il rito del correre diviene metafora della vita e di un passato ricco di misteri, alcuni cancellati, alcuni che riaffiorano per minare il presente.

Uno spettacolo unico nel suo genere, scritto da uno dei più grandi autori di teatro italiani. Il prossimo appuntamento, dal 18 al 20 novembre, è con Luigi De Filippo che presenta “La lettera di Mammà” di Peppino De Filippo. Una lettera postuma impedisce che un vantaggioso matrimonio vada in porto. Un anziano barone risolve la situazione con una trovata geniale. Compagnia amata dal grande pubblico.

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