Gazzetta di Modena

La stagione delle Passioni prende il via... “Sulla sabbia”

di Chiara Bazzani
La stagione delle Passioni prende il via... “Sulla sabbia”

Lo spettacolo di Albert Ostermaier indaga sulle analogie tra il meccanismo della guerra e quello della coppia in un dramma dalle tinte forti e coraggiose

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MODENA. Al via la stagione teatrale del Teatro delle Passioni. Questa sera e domani, alle 21, va in scena “Sulla Sabbia” di Albert Ostermaier, una delle voci giovani più interessanti della scena letteraria tedesca.

Lo spettacolo è stato messo in scena da un gruppo di giovani allievi della Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, vincitori del concorso “Finestra sulla Drammaturgia Tedesca”. Per la regia di Livia Ferracchiati, le scene di Chiara Bonomelli e i costumi di Letizia Scarpello, “Sulla sabbia” mette in luce l’analogia tra il meccanismo della guerra e quello della coppia. Sara Meneghetti, che, assieme a Laura Vagnoni ha curato la drammaturgia e assistito la regia, ci racconta come è nato.

«A livello drammaturgico, rispetto al testo originale, abbiamo fatto un lavoro di rimontaggio più che di riscrittura. Il testo rimane lo stesso, ma cambia la sequenza delle scene. Nella regia, poi, c'è un accento posto sul contrasto, tra l'aspetto borghese e una lettura più pop».

La spiaggia cui allude il titolo è un luogo reale o è immaginario?

«L'ambientazione è una spiaggia che ha alle spalle una scogliera isolata dal resto del mondo. Però nella nostra idea registica la spiaggia diventa un'immagine per descrivere la vita coniugale di una coppia. I granelli di sabbia sono come i frammenti di un'esplosione domestica. In scena c'è anche un divano, simbolo dell'unità famigliare, della coppia, circondato da questa isola nera di sabbia».

Lo spettacolo gioca sulla similitudine tra la difficoltà di un rapporto domestico e la guerra?

«Esatto, questa è un po' la linea tematica che abbiamo scelto di seguire dal testo di Ostermeier, che è un testo molto stratificato. Il testo parla di Chris, un reduce che, rientrato da un conflitto di guerra non ben specificato, soffre di una sindrome da stress post traumatico e fatica a reinserirsi nel contesto domestico con la moglie. Si porta dietro un incubo che viene personificato da una terza figura la quale è al tempo stesso il nemico di guerra e la proiezione dell'amante col quale, secondo il protagonista, la moglie lo avrebbe tradito mentre lui era in guerra».

Questo terzo personaggio è dunque frutto della fantasia malata del protagonista?

«Il testo è ambiguo su questo, lascia spazio all'interpretazione. Noi abbiamo voluto in effetti seguire questa strada. Abbiamo pensato che il disturbo post traumatico del protagonista faccia da filtro. Quello che noi vediamo non è la storia oggettiva ma è ciò che si verifica attraverso gli occhi e la mente del protagonista».

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