Gazzetta di Modena

Viaggio nell'inquieta natura

di Michele Fuoco
Viaggio nell'inquieta natura

Allo Spazio 14 Pelillo fa rivivere l'incanto della vegetazione

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MODENA. Trova corrispondenza con le opere grafiche del 1977 la ricerca sulla natura che Roberto Pelillo sta affrontando da alcuni anni. La mostra dal titolo “Modena ritrovata e altre erbe”, fino al 23 novembre, allo Spazio d'Arte 14, in via Gallucci 9, pone in evidenza questo rapporto e, in particolare, una pittura devota all'incanto della natura. Alle pareti le cinque grafiche di 37 anni fa, raffiguranti il Duomo, la Ghirlandina, Palazzo Ducale, la chiesa di San Pietro e quella della Pomposa immersi nel verde. Al posto dei ciottoli o dell'asfalto arbusti, erbe, foglie determinavano una dimensione sognante, contemplativa dei monumenti-simbolo della città. Era anche l'aspirazione di un ventiquattrenne impegnato a guardare con rispetto l'ambiente, non toccato dal degrado. E quelle immagini sono tornate poco tempo fa, quasi per incanto, alla memoria dell'artista che ha ripreso i motivi naturalistici, esamitati con una rappresentazione dinamica nello spazio della pittura. Cespugli, foglie, fiori, siepi, accarezzati dal vento che ne determina movimento e vitalità, si caratterizzano per l'elaborazione maniacale dell'immagine che si anima di un cromatismo sensuale, fino a diventare visionaria. Una costruzione di vigile controllo mentale che sottende un lavoro, minuzioso e consapevole, restituendo corpo alle cose anche minime. L'analisi della realtà è scientifica, con una operazione di anatomia delle erbe, strutturate come un mosaico. L'artista veste i panni del naturalista, capace di una indagine, in profondità, sulla natura che si manifesta opulenta, acquistando carattere quasi tridimensionale (non bisogna dimenticare che Pelillo si è diplomato in ceramica all'Istituto Venturi di Modena e in scultura all'Accademia di Bologna) nella sua irresistibile forza, nel tumulto degli accesi elementi che recano luce in scene notturne o crepuscolari. In questi dipinti anche una vera svolta, in quanto l'attività dell'artista veniva identificata con il cavallo alato, la Ferrari, le auto sportive che gli avevano portato notorietà. Basterà citare il “Ferrari Days” organizzato nel 1983 dall'Aci, quando una sua targa in bronzo, fu consegnata dal Presidente della Provincia a Enzo Ferrari che poi metterà nel suo libro “Piloti che Gente” un'opera di Pelillo, i cui lavori furono venduti da Finarte, nel 1988, all'asta dei cimeli ferraristi. Più di 50 le sue personali, pure all'estero.

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