Fo: vi racconto la mia Callas
MILANO. A tre anni dall'ultimo spettacolo a Modena, il “Mistero Buffo” recitato insieme a Franca Rame nel 2011, Dario Fo torna in città con lo spettacolo “Una Callas dimenticata”, piéce teatrale a...
MILANO. A tre anni dall'ultimo spettacolo a Modena, il “Mistero Buffo” recitato insieme a Franca Rame nel 2011, Dario Fo torna in città con lo spettacolo “Una Callas dimenticata”, piéce teatrale a tre voci scritta insieme alla moglie. Franca Rame è scomparsa improvvisamente nel 2013, proprio alla vigilia della messa in scena del lavoro a Verona, ma ora il premio Nobel, 88 anni intrisi di grande vitalità, ha deciso di riprendere l'appuntamento. Sarà in prima nazionale al Forum Monzani il 6 dicembre all'interno di “Forum eventi” di Bper. Dario Fo ha concesso questa intervista nel suo atelier in centro a Milano - un “antro” stipato di centinaia di quadri riferiti a questo evento ma non solo - insieme all'editore Maria Teresa Panini che dirige presso la Franco Cosimo Panini la collana dei libri di Fo. Il volume con decine di disegni di Fo verrà venduto anche durante lo spettacolo ed è alla seconda edizione.
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Dario Fo perché uno spettacolo dedicato alla Callas, nome d'arte di Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulou?
«La Callas è stato un personaggio magnifico, senz'altro la cantante più intelligente del '900 e non so se la più brava. A 37 anni dalla morte ha ancora un grande fascino e nello spettacolo si racconta la verità della sua incredibile vita: non solo le favole e i pettegolezzi che l'hanno circondata, ma la vicenda reale. La Callas venne generata in Grecia, ma nacque a New York appena dopo la traversata della madre e lei disse sempre di avere viaggiato da clandestina. Nacque e pesava sei chilogrammi, ma la madre voleva un maschio e faticò ad accettarla, poi finalmente le diede il latte e lei di tutto punto a pochi giorni di vita si attaccò letteralmente a un cotechino che era nei pressi».
Perché quel titolo?
«Callas dimenticata perché di lei si conoscono quasi solo i pettegolezzi e la vita glamour, ma c'è tanto altro. Ha avuto una vita paradossale».
Lo spettacolo tratterà l'intera esistenza del soprano di cui lei viene a parlare nella patria di Luciano Pavarotti e Mirella Freni...
«Già, proprio a Modena. Il pubblico vuole sentire la verità e allora racconteremo gli anni passati accanto al milanese Meneghini, poi del suo periodo con l'armatore Onassis. Firmarono un contratto vero e proprio anche relativamente ai rapporti intimi: il marito telefonava e lei gli dava appuntamento, insomma sembrava la prostituta più pagata al mondo. E lei soffriva terribilmente di tutto ciò. Il greco partì trasformando l'isola di Skorpios da landa deserto in un luogo pieno di piante e fiori e un palazzo sulla riva del mare, tutto per lei ma poi passò a Jaqueline la vedova di Kennedy. Parleremo anche del suo lavoro di straordinaria cantante e del fatto che a un certo punto lei perse 50 chilogrammi in un mese: c'era chi diceva avesse ingerito una Tenia, il verme solitario e rischiò davvero tanto. Lei si sottoponeva a tanti massaggi per mantenere una pelle sana nonostante la magrezza e il marito Meneghini soffriva nel sentirla gemere dietro una porta. Certo nello spettacolo si ascolteranno anche le sue celebri arie e diremo la verità, cancellando tutte le imbecillità perché nel testo non c'è posto per i luoghi comuni».
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Com'era la Callas?
«Lei aveva momenti di estrema debolezza, ma era anche una tigre e si difendeva con le unghie. Era anche tenera e delicata, ma poteva incattivirsi non poco».
Lei e Franca l'avete conosciuta?
«Franca no, la conosceva attraverso la sorella che era sarta di professione. Anche se al momento della stesura dello spettacolo mia moglie mi faceva lavorare anche la notte per cambiare le parti perché non le piacevano mano a mano che sceglievamo gli interpreti. Ricordo che con le bozze in mano facevamo le audizioni e Franca diceva tutto bene, poi andavamo a casa e mi diceva che c'era da cambiare tutto. Io invece conobbi Callas che avevo 18-19 anni e lei un paio in più, fu un episodio divertente».
Ce lo racconta?
«Deve sapere che ero al termine del mio percorso di studi all'Accademia di Belle arti di Brera qui a Milano e, poiché era da poco terminata la guerra ci mandarono a recuperare, una volta si diceva “rinfrescare”, le decorazioni della Scala che era stata bombardata. Io e altri lavoravamo ai fondali del palcoscenico quando apparve questa giovane e bellissima ragazza, molto prosperosa all'epoca e rischiò di essere colpita dagli arredi che stavamo montando. Ricordo che subito dopo provò l'opera Casta Diva e noi applaudimmo estasiati dietro le quinte. Immediatamente il direttore ci cacciò, ma lei aveva una voce incredibile. Poi la incontrai in seguito, una volta l'ascoltai dal Loggione della Scala dove si esibì poco dopo il disastro di Roma. Superò anche quella vicenda perché aveva una voce sublime ed era capace di note al limite della stonatura: quando superava questo confine il pubblico tradizionalista e fanatico non gliela perdonava. Ma ricordo che Luchino Visconti mi disse che la Callas non era una donna, ma uno strumento musicale che rischiava a volte di svaccarsi».
Magari il pubblico non sa degli alti e bassi della cantante, li riassume?
«Callas contribuì alla riscoperta del repertorio italiano, in particolare Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, oltre a Verdi e Puccini: era particolarmente legata alla Norma di Bellini e a Medea di Luigi Cherubini. Alla Scala nel 1950-51 la volle il soprintendente del teatro Antonio Ghiringhelli, lei infatti all'inizio non era molto apprezzata proprio per il timbro particolare che aveva la sua voce. Ma in scena era stupenda, aveva movenze da attrice tanto era libera e fluida nei movimenti, era miope ma sul palco si muoveva a memoria. Fino al tracollo momentaneo del 2 gennaio 1958».
Che accadde?
«Il 2 gennaio lei a Roma cantò Anna Bolena davanti al presidente della Repubblica Gronchi, ma dopo il primo atto disse di non sentirsela di tornare in scena e lì finì con grande scandalo del pubblico e della critica. Ma poi tornò fino alla fine con l'ultima tournee con Giuseppe Di Stefano».
Lei porterà a Milano il 28 novembre e poi a Modena anche tanti suoi dipinti.
«Sì insieme ai miei collaboratori ne ho fatti moltissimi: ritratti della Callas con fondi realizzati con lo smalto per unghie oppure con il cosiddetto Rosso Fo, colore che si era smesso di usare ma che io ho riportato in auge. Ho anche realizzato la Callas nuda come Venere con Skorpios sullo sfondo oppure altre scene all'isola del Torcello e a Ischia. Questo perché lo spettacolo di Modena alterna voce della Callas, miei dipinti e la nostra recitazione davanti a una intera parete di queste opere e alcune sagome decorate con tessuti che stiamo preparando. Lavoro molto, anche perché ho appena presentato uno spettacolo e una mostra in Germania e, domenica, un mio libro a Milano dedicato al falsario Paolo Ciulla, un grande artista di fine Ottocento. Del resto anche io ho “copiato” o meglio reinterpretato di recente i modi di Picasso con alcuni quadri venduti proprio in Germania».
Lei di recente è divenuto amico del cantante Mika, un mito per i giovani.
«È stato qui a casa mia la settimana scorsa, è un ragazzo molto intelligente e colto e stiamo lavorando insieme: pensi che mi ha chiesto una copia del libro “Una Callas dimenticata” per sé e una per sua mamma, è propria una persona molto dolce».
Ma di voi due chi è il più giovane? (Mika, vero nome Michael Holbrook Penniman Jr. ha 31 anni, ndr).
A questa domanda Fo non risponde e si limita a una sonora risata lasciando intendere: «Ehh magari...».
Ma lei ha vinto un Premio Nobel nel 1997.
«Prima in Svezia mi dedicarono un francobollo e poi nel 1997 il premio, per cui molta gente in Italia si è sentita male...».
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