Gazzetta di Modena

Tra le calligrafie materiche

di Michele Fuoco
Tra le calligrafie materiche

A Palazzo Ducale “la pelle della sera” in 120 opere di Barani

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PAVULLO. Alfabeti personali, spesso materici, connotano l'opera di Lorenzo Barani per dare senso alla “Pelle della sera”, titolo della mostra, fino all'8 dicembre, al Palazzo Ducale. Il tessuto di ogni quadro sembra passare attraverso infinite trasformazioni, in una equivalenza di materia e energia, di forze impetuose o pacate, con presenze elementari, anche sensualmente avvertite, del cielo, della terra, del mondo vegetale e di piccole esistenze, come gli insetti. Barani si pone come un artista puro che prende i colori non tanto dalla “classica” tavolozza, quanto dai materiali che dettano anche forme particolari, restando sempre attento all'aspetto tecnico del suo lavoro che, nell'apparente giocosità, apre le porte ad una superiore creazione. Al temperamento meditativo, proprio di chi ha studiato filosofia (di questa materia è stato insegnante nei licei e ora tiene seminari all'Università di Anghiari, Arezzo), che porta al controllo dell'opera, l'artista di Serramazzoni unisce una vivace fantasia che consente all'opera di procedere tra ordine e caso. Un'opera (ne sono esposte 120) che cresce, nelle tessiture e articolazioni, lentamente e per gradi, tra elementi segnici e cromatici, in tutte le direzioni, fatti di pezzi di biro, di matite copiative, acquarello, tecniche miste, con intrusione di cobalto. Il processo costruttivo si fonda su “scarne incisioni di materia colmate - nota Paolo Donini nel testo del catalogo - da smalti che poi vengono accuratamente raschiati fino a lasciare visibile l'esilissimo ghirogoro delle forme”. Lorenzo fa parlare, dialogare i materiali che lo intrigano. Come il falegname, egli utilizza sgorbie, scalpelli e mazzuolo, per scavare nel legno, dove le ferite vengono riempite, “medicate” con gessi, stucchi, colle, resine, collanti ceramici, pezzi di piastrelle che contribuiscono a creare un cielo maculato, striato e ricco di stelline, tipografie che vanno pietrificandosi, fasmidi (insetti) del bosco ceduo che prendono il colore delle foglie, filarini di rosespine rivolte alle stelle, zolle, petali, vite tra rocce blu. «È di sera, quando la luce diventa più radente, che succedono queste cose. Un crepuscolo, un occaso... È un tramonto sorgivo perché - sostiene l'artista - si nutre di fiori, di stelle, di lucciole. Si vive solo un frammento del tempo ed è bene che sia bello, perché tutto il resto è incolmabile mancamento».

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