Gazzetta di Modena

«La Rondine, opera minore ma di grande modernità»

di Chiara Bazzani
«La Rondine, opera minore ma di grande modernità»

Il regista Gino Zampieri spiega la genesi e il significato del lavoro pucciniano Spettacolo in prima questa sera alle 20 e replica domani pomeriggio alle 15.30

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MODENA. “La Rondine” di Puccini andrà in scena per la prima volta a Modena questa sera alle 20 e domani alle 15.30 per la stagione lirica del Teatro Comunale “Luciano Pavarotti”. Si tratta di un’opera poco conosciuta del compositore toscano, assimilabile ad una commedia musicale dai toni drammatici calata nel clima mondano e nei costumi sociali dei salotti borghesi di fine secolo, in un ambiente simile a quello ritratto in Bohème dallo stesso autore. Anche se poco rappresentata fino ad ora “La Rondine” è considerata oggi un gioiello della produzione pucciniana e ha conosciuto celebri produzioni in Italia e all'estero. A Modena sarà presentata con un allestimento di impronta tradizionale, ambientato in una scenografia di ispirazione liberty che riprende la messa in scena del Teatro del Giglio di Lucca e realizzato in una nuova coproduzione tra Fondazione Teatro Comunale di Modena, Teatro Goldoni di Livorno, Fondazione Teatro di Pisa e Teatro Alighieri di Ravenna. Il direttore Massimiliano Stefanelli dirigerà Orchestra e Coro della Toscana con un cast di cantanti italiani. Con scene e costumi di Rosanna Monti, firma la regia Gino Zampieri che ha rilasciato un'intervista per la Gazzetta.

Maestro Zampieri, “La Rondine” non ha incontrato fortuna immediata presso il pubblico. Ma è veramente un'opera minore di Puccini?

«Purtroppo è nata male questa Rondine, perché in origine doveva essere un'operetta anche se Puccini non era d'accordo. Gli mandarono un libretto che lui rifiutò subito e lo consegnò al suo librettista per farne qualcosa di serio. Ma l'operazione evidentemente non è riuscita benissimo e dunque alla fine il tutto ha un po' il sapore di un'opera incompiuta. Ma la protagonista è un personaggio di grande modernità, e forse tra tutti i personaggi che si incontrano nella lirica è la più contemporanea. Puccini ha fatto un salto nel tempo con quest'opera il che ha fatto sì che per molti anni l’opera venisse un po' trascurata».

Chi è la protagonista?

«Ritengo sia il personaggio tra i più interessanti di Puccini. Magda De Civry, è una prostituta di lusso, amante di un ricco banchiere, vive in una gabbia dorata che dopo un po' non le sta più bene, perché non c'è verità di sentimenti e manca quella cosa a cui comunque aspiriamo tutti, l'amore vero, sincero. Così decide di dare corso a una relazione con un giovane, ma la sua scelta alla fine fallisce. Però Magda è un personaggio molto positivo, perché è lei che decide, ed è lai che fa una scelta consapevole. Il principio di realtà è molto saldo, e in questa pièce Magda è un personaggio molto contemporaneo. Magda è il segno di una sconfitta ma allo stesso tempo il segno di una scelta che vuole lasciare libertà alla persona amata».

Questo è l'amore vero?

«C'è una generosità in Magda che è proprio l'espressione dell'amore. Una donna responsabile, consapevole della sua collocazione sociale, del suo ruolo e delle sue possibilità di vita, rinuncia all'uomo che ama per amore».

L'allestimento è tradizionale, perché non renderlo contemporaneo, dal momento che l'opera è moderna?

«Modernizzarla, stilizzarla rischiava di disorientare lo spettatore che già è impegnato a seguire i percorsi tutt'altro che ovvi di questi personaggi. Secondo me qui bisognava essere il più semplici possibili e il più possibile fedeli al libretto. È un'opera senza tempo e il fatto di rimanere fedeli al libretto, in un'ambientazione liberty le toglie il tempo. Il pubblico si preoccupa di vedere il percorso dei personaggi piuttosto di interpretare elementi strani o trasposti in chiave contemporanea del regista».

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