L’assessore Cavazza e il cambio di passo: «C’è bisogno di questi studi rigorosi»
«Questa mostra - spiega il vicesindaco e assessore alla cultura Gianpietro Cavazza - applica un metodo scientifico coerente: si parte da una ipotesi di studio, si fanno verifiche e si espongono i...
«Questa mostra - spiega il vicesindaco e assessore alla cultura Gianpietro Cavazza - applica un metodo scientifico coerente: si parte da una ipotesi di studio, si fanno verifiche e si espongono i risultati. Modena ha bisogno di un metodo rigoroso per lo studio della sua storia, perché fino ad oggi troppe volte siamo partiti dai risultati, da una risposta. In questo modo però manca la dialettica». Se quella del vicesindaco non è una bocciatura di molti anni di attività culturale in città poco ci manca: Cavazza lo dice misurando i termini, ma sembra pensare che si è spinto troppo il piede su certi temi, indagati sempre dagli stessi soggetti, sfavorendo in questo modo la pluralità dei punti di vista. Il soprintendente archeologico dell'Emilia Marco Edoardo Minoja ha sottolineato una particolarità dei musei regionali: «Si parla di uno scavo partito nel XIX secolo e transitato nel XXI: c'è un legame strettissimo con il territorio e non avviene dappertutto». Infine Stefania Cargioli della FcrMo: «Quasi il 50% delle nostre erogazioni va al settore culturale». (s.l.)
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