Gazzetta di Modena

la mostra

La storia magica dei nostri avi al Museo Civico

La storia magica dei nostri avi al Museo Civico

Nuovi studi e reperti mai visti prima esposti per ricostruire il passato di tremila anni fa

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MODENA. Una mostra, dal 14 dicembre al 7 giugno al Museo civico archeologico di palazzo dei Musei, imperdibile soprattutto perché parla dei nostri avi che abitavano le terre modenesi tra il 1650 e il 1150 avanti Cristo. Si tratta di “Le urne dei forti. Storie di vita e di morte in una comunità dell'età del bronzo” rassegna che, pur se non le cita nel titolo, si occupa delle Terramare, i villaggi su palafitta che occupavano l'area tra Modena e Formigine, ma si estendevano anche nel Parmense e nelle zone tra Cremona e Verona. Le Terramare sono il principale tema archeologico del nostro territorio e in questa occasione la coppia di curatori Andrea Cardarelli e Cristiana Zanasi analizzano soprattutto il culto dei morti e i riti che l'incontro con la morte aveva per quegli antichi popoli. Al centro della rassegna, cui collaborano molte istituzioni locali oltre alla Sapienza e al museo Pigorini di Roma, ci sono le scoperte che gli archeologi hanno effettuato in questi anni presso la necropoli di Casinalbo di Formigine. «Si tratta - spiegano Cardarelli, già direttore del Civico di Modena e ora docente all'università La Sapienza, e Zanasi, conservatore al museo modenese - del più ampio luogo di sepoltura dei terramaricoli, un'area estesa almeno un ettaro poco lontano dal villaggio. Grazie a un lavoro di squadra durato diverso tempo abbiamo messo insieme molte nuove informazioni su questo popolo che si lega a doppio filo alla nostra identità. Del resto la necropoli di Casinalbo si conosce da fine '800 e i terramaricoli nel Modenese avevano almeno 12 villaggi, probabilmente dotati di una organizzazione politico-tribale. Il popolo delle Terramare bruciava i propri cadaveri e per questo abbiamo individuato 670 tombe a incenerazione, mentre poco lontano abbiamo individuato il luogo della pira sulla quale bruciavano i morti: il terreno qui ha un colore rosso diverso, anche se l'area sfortunatamente è stata tagliata da un torrente d'epoca medievale». Attraverso decine di reperti provenienti dai musei di Modena e altre città italiane, e un notevole apparato didattico e multimediale, la mostra descriverà il culto e molti riti di questo popolo di tremila anni fa. In particolare i visitatori vedranno come gli abitanti delle Terramare cremavano i defunti sulla pira e in alcuni casi frammentavano gli oggetti del corredo e ne facevano offerte votive. e metodologie di scavo e le analisi di laboratorio oggi consentono di recuperare informazioni fino a poco tempo fa impensabili. Di tutto ciò, e tanto altro, renderà conto la rassegna modenese affiancata anche da un ampio catalogo.

Stefano Luppi

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