Con Robert Pettena sui luoghi della dinamite
Alla Palazzina dei Giardini apre una mostra di cinquanta fotografie sui siti italiani di Alfred Nobel
MODENA. Alle fabbriche abbandonate è rivolto l'obiettivo di Robert Pettena, di cui la Palazzina dei Giardini presenta, da domani alle 18, cinquanta foto (saranno donate alla Civica) e una ricca documentazione di disegni e materiali di archivio, come libri paga, giornali, riviste, un disco, ma pure una mappa di disegni tecnici di macchine in progettazione. I luoghi indagati dall'artista inglese, che vive e lavora a Firenze e insegna all'Accademia di Carrara riguardano i siti Sipe-Nobel del territorio italiano, in particolare quello di Spilamberto. Per meglio avvicinarsi alla comprensione delle immagini occorre ricordare che i siti, dalla seconda metà dell'Ottocento, quelli delle industrie di dinamite, sempre crescenti nel tempo, tanto che la società “Dynamite Nobel” stabilì con la Società Italiana Prodotti Esplodenti una redditizia impresa comune sotto il nome di Sipe-Nobel S.p.A, dove le polveri esplosive e munizioni venivano prodotte a tonnellate durante il primo conflitto mondiale. Tra i luoghi interessati alla produzione anche, dal 1901, Spilamberto, la cui «fabbrica - sostiene l'assessore alla Cultura Simonetta Munari - è rimasta attiva fino al 1992, producendo negli ultimi anni razzi antigrandine per poi essere utilizzata, in parte, da una associazione per attività di gioco». E il sito di Spilamberto è il più documentato nelle immagini che esplorano gli ambienti interni di ordine architettonico, fanno risaltare scaffali e sparsi documenti a terra, banchi di lavoro, detriti di soffitti sprofondati. E con Spilamberto in primo piano anche la fabbrica di Avigliana, costruita nel 1879 in Piemonte, anche perché Alfred Nobel, inventore della dinamite, era amico del chimico torinese Ascanio Sombrero che sintetizzò la nitroglicerina. L'edificio ha, nel tempo, ceduto il posto ad una ricca vegetazione, quel verde intenso di cui già allora connotava le strutture industriali per renderle meno visibili ai possibili bombardamenti. E della natura lo stesso Nobel, etichettato come “mercante di morte”, si circondava, «perché ne era affascinato, tanto da coltivare - dice l'artista - orchidee nella casa di Parigi, una delle residenze, con Sanremo e Stoccolma dove aveva anche il laboratorio che andava spesso in frantumi, con grande preoccupazione dei vicini, per esperimenti non riusciti». Diciassette le fabbriche in Italia (quando Nobel morì ne 1896 nel possedeva 90 nel mondo), e tra esse quelle di Signa, Forte dei Marmi, San Marcello Pistoiese, ora tutte in disuso. «Di esse l'artista che non fa un reportage, - sostiene Marco Pierini, direttore della Civica e curatore della mostra, dal titolo “Noble explosion” che chiude il 1° marzo - offre, con sguardo obliquo, lo stretto rapporto con la natura. Una natura che si è appropriata delle fabbriche e si fa architettura, secondo gli spazi con cui, agli inizi, era stata modulata». La fotografia riesce a tenere ancora in vita, orchestrando una serie di presenze anche inquietanti, questi ruderi di una sopravvvissuta civiltà del terrore.
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