Gazzetta di Modena

la recensione

Le rane: con Dall’Aglio acuta e divertente rilettura di Aristofane

di Andrea Marcheselli

Sofisticato ed insieme carnascialesco cantore della festa dionisiaca, Aristofane è sempre stato un autore complesso da mettere in scena fuori dal contesto originario, per il sistematico richiamo alle...

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Sofisticato ed insieme carnascialesco cantore della festa dionisiaca, Aristofane è sempre stato un autore complesso da mettere in scena fuori dal contesto originario, per il sistematico richiamo alle vicende della sua città contenuto nelle sue commedie. Anche per questo, fin dai tempi antichi, non ha mai avuto gli stessi imitatori di un Menandro o ancor più dei Plauto e Terenzio divenuti paradigmatici della ripresa, nelle età successive, dei modi classici del teatro. Riprendere oggi un suo testo inevitabilmente pone la questione della sua attualità, ed è su questo che si è misurato Gigi Dall'Aglio allestendo, per il Teatro Due, l'intelligente e divertente edizione di “Le rane” proposta al teatro Storchi fino a domani. Dice Dall'Aglio di non aver voluto, né dovuto, attualizzare questo classico della commedia greca giacché sarebbe essa stessa a parlare di noi, del nostro decadimento, dello sgretolamento morale e culturale dei nostri tempi. Dioniso che compie il viaggio nell'Ade per riesumare il genio dei grandi tragici diviene per ciascuno di noi l'invito a cercare i nostri maestri, le guide morali per il ritrovamento dei valori. Ma lo spettacolo è alla fine convincente proprio per come riesce ad affrontare questo tema con la leggerezza ed allo stesso tempo la profondità di Aristofane, conservato in originale in larga parte di un testo aggiornato più che altro per rendere accettabili lazzi e battute ed immediati i riferimenti politici e morali, o con l'inserimento di brani dall'“Agamennone” e dalla “Fedra” per far rivivere un suggestivo confronto fra Eschilo ed Euripide. Come il commediografo ateniese, che si chiede come possa salvarsi una città che non sa più distinguere il bene dal male, anche gli artisti del Teatro Due pongono la questione proponendone la soluzione con l'ironia, l'umorismo del testo di Aristofane ed un allestimento che sta fra una malinconica clownerie e una farsa sboccata, ricca di rimandi, citazioni, colti e popolareschi, che vanno da Brecht a “Quelli che…” di Jannacci, agli “Intonarumori” di Luigi Russolo. Alla fine, su tutto emerge la potenzialità del teatro come veicolo di riflessione e di confronto per una società che non intenda arrendersi all'apparente ineluttabilità di un progressivo degrado.

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