Con “Jessica and me” la Morganti danza parlando a due voci
Va in scena stasera alle 21 al Teatro delle Passioni (a conclusione della rassegna “Passioni in Danza”) “Jessica and me”, nuovo spettacolo della danzatrice e coreografa Cristiana Morganti. «Lei vuole...
Va in scena stasera alle 21 al Teatro delle Passioni (a conclusione della rassegna “Passioni in Danza”) “Jessica and me”, nuovo spettacolo della danzatrice e coreografa Cristiana Morganti. «Lei vuole che io danzi, oppure vuole che io parli?» Dietro questa domanda rivolta a uno spettatore si cela una delle chiavi di lettura di “Jessica and Me”. In questo suo nuovo spettacolo, la storica danzatrice di Pina Bausch si ferma a riflettere su se stessa: sul rapporto con il proprio corpo e con la danza, sul significato dello stare in scena, sul senso dell'altro da sé che implica il fare teatro. Ne risulta una sorta di autoritratto idealmente a due voci di efficace e spiazzante ironia, un puzzle di gesti, ombre, muscoli, tenacia, spavalderia, timidezza, ricordi e progetti. Il tutto in un mix di interventi video, costumi evocativi del mondo del balletto e musiche che mescolano l'alto e il basso, il classico e il pop.
Dal 1993 Cristiana Morganti è danzatrice solista del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, dove lavora tutt'oggi. Ha danzato in quasi tutti gli spettacoli del repertorio e ha partecipato a numerose nuove creazioni. Con il Tanztheater ha partecipato anche al film di Pedro Almodovar “Parla con lei” (2001) e al film di Wim Wenders “Pina”(2011).
«Jessica è una parte di me - spiega la Morganti - nasce da un gioco che facevo da bambina nel quale mi auto intervistavo. È un mio alter ego, che mi è stato molto utile nella creazione di questo mio nuovo spettacolo. Qui, pur con l'ironia e l'autoironia che mi caratterizzano, ho cercato modi diversi di raccontare me stessa, e mi sono impegnata in una situazione sconosciuta, inusuale, provando a liberarmi dallo sguardo di Pina, che sentivo molto presente. Per trovare la mia identità, non sono partita dalle domande, come faceva Pina, ma ho cercato libere associazioni, immagini, musiche, libri, foto, ricordi biografici. Ho scoperto le dualità, e i conflitti che sono in me, il primo dei quali è: sono attrice o danzatrice? Avverto il dissidio fra corpo e parola, ma ho bisogno di esprimermi nei due modi. Ho studiato per anni e anni danza classica, ma alla fine ho scelto di lavorare con Pina. Così nello spettacolo metto in gioco i personaggi che vivono dentro e fuori di me, i retroscena a sipario chiuso, il dolore che si muta in leggerezza, solitudine e poesia».
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