Gazzetta di Modena

francesco silingardi

Anni rubati tra accuse e vendette

Anni rubati tra accuse e vendette

“Adìo fasésta”, violenza dei fascisti e il medico ucciso dai partigiani

2 MINUTI DI LETTURA





Una morte assurda, ma anche un gesto di vera amicizia, un sentimento capace di azioni estreme, pur di sanare il torto subito da un amico. Sono elementi su cui si articola il romanzo "Adìo fasésta, gli anni rubati" di Francesco Silingardi, pubblicato da Colombini.

In 350 pagine (18 euro) la storia di una famiglia, quella del dottore Eugenio, medico condotto, accusato di essere una spia e barbaramente ucciso da un partigiano, solo perché custodiva il segreto di una giovane violentata dal padre e costretta a un aborto clandestino. Intorno al medico ruotano «ricordi familiari, storie di conoscenti e di amici, confidenze di sconosciuti che non vedevano l'ora di poter parlare delle loro vicende a qualcuno disposto ad ascoltarle. Così ne è uscito - dice lo scrittore modenese (71 anni e 43 dedicati al lavoro in banca) - questo lungo racconto». Si inizia dalla Grande Guerra e va oltre il secondo conflitto mondiale e viene segnato da episodi dagli interrogativi angoscianti per la gratuita violenza esercitata dal potere fascista, ma anche da alcuni partigiani. È una raccolta di testimonianze, nel flusso del tempo e degli eventi, a sostenere la narrazione che avvera anche un compromesso tra verità e immaginazione, in un intreccio di ragioni collettive, mai trascurate, con motivazioni individuali.

Il libro, curiosamente concepito tra memorie e resoconti oggettivi abilmente descritti reca, pur nell'invenzione di qualche fatto, il marchio di autenticità di documento.

All'autore piace l'enuclearsi di un fatto con immediatezza. Un documento risolto in un linguaggio affabile e familiare di descrittivismo colorito e di coinvolgimento emotivo, che pare mirare ad un messaggio carico di un preciso impegno umano e civile.

Michele Fuoco

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google