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Branciaroli mattatore dà vita ad “Enrico IV”

Branciaroli mattatore dà vita ad “Enrico IV”

L’attore interpreta e dirige il dramma di Pirandello: sipario alle 21 di stasera al Dadà di Castelfranco

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CASTELFRANCO. Secondo appuntamento alle 21 di stasera al Dadà con la stagione di prosa. Franco Branciroli sarà protagonista e regista di “Enrico IV” di Pirandello. Sul palco anche Melania Giglio, Giorgio Lanza, Antonio Zanoletti Valentina Violo, Tommaso Cardarelli, Daniele Griggio. Franco Branciaroli, dopo i recenti successi ottenuti con “Servo di scena”, “Il Teatrante” e “Don Chisciotte”, continua la sua indagine sui grandi personaggi del teatro portando l’“Enrico IV”, dramma in 3 atti scritto nel 1921 e rappresentato per la prima volta il 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano. Considerato il capolavoro teatrale di Pirandello insieme a “Sei personaggi in cerca di autore” “Enrico IV” è uno studio sul significato della pazzia e sul tema caro all'autore del rapporto, complesso e alla fine inestricabile, tra personaggio  e uomo, finzione e verità. Il personaggio di Enrico IV, del quale magistralmente non ci viene mai svelato il vero nome, quasi a fissarlo nella sua identità fittizia, è descritto minuziosamente da Pirandello. Enrico è vittima non solo della follia ma dell'impossibilità di adeguarsi ad una realtà che non gli si confà più, stritolato nel modo di intendere la vita di chi gli sta intorno e sceglie quindi di ‘interpretare’ il ruolo fisso del pazzo. Anche in questo caso Branciaroli si cala nella parte di un mattatore, ma ancora più sottile e disperato dei precedenti: il protagonista è caduto da cavallo durante una specie di messa in scena carnevalesca mentre vestiva i panni di Enrico IV. Da quel momento in poi egli non riuscirà più ad uscire dal suo personaggio. Ne l’ Enrico IV, così come ne “I sei personaggi in cerca d’autore”, Pirandello tocca il culmine della sua poetica nella quale “vita” e “teatro”, letteralmente, si compenetrano: Enrico è vittima non solo della follia, prima vera poi cosciente, ma dell’impossibilità di adeguarsi ad una realtà che non gli si confà più, stritolato nel modo di intendere la vita di chi gli sta intorno e sceglie quindi di ‘interpretare’ ruolo fisso del pazzo. Un ruolo, quello di Enrico, che Pirandello volle assegnare a Ruggero Ruggeri, uno degli attori più noti e talentuosi dell’epoca e che Branciaroli decide di interpretare con le sue capacità istrioniche e i suoi inconfondibili mezzi vocali dando corpo a una delle figura più ambigue del teatro pirandelliano.

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