Gazzetta di Modena

alle 21 “la vita è un viaggio”

Severgnini allo Storchi: ora mi riscopro attore

di Serena Fregni
Severgnini allo Storchi: ora mi riscopro attore

MODENA. Giornalista, editorialista del Corriere della Sera, autore della rubrica “Italians” e di parecchi bestsellers tradotti in 15 lingue, opinion writer per il New York Times, Beppe Severgnini...

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MODENA. Giornalista, editorialista del Corriere della Sera, autore della rubrica “Italians” e di parecchi bestsellers tradotti in 15 lingue, opinion writer per il New York Times, Beppe Severgnini approda a teatro con lo spettacolo “La vita è un viaggio”, storia attuale e contemporanea ambientata in un piccolo aeroporto che viene presentata questa sera alle 21 allo Storchi.

“La vita è un viaggio”, il suo ultimo spettacolo teatrale tratto da due suoi libri “La vita è un viaggio” e “Italiani di domani”, di cosa parla?

«Il racconto si svolge in un aeroporto a Lisbona e i protagonisti sono due personaggi: io interpreto un signore che deve andare a fare una conferenza in America e rimane bloccato nell'aeroporto. Lì incontrerà Marta, una giovane donna. Prima si studiano un po', c'è diffidenza, ma poi inizieranno una lunga conversazione. È uno spettacolo molto “reale”, si parla di Whatsapp, di Renzi, dell'Italia, dei divari e anche degli scontri generazionali. Alla fine si instaura un rapporto tra i due, prima è lui che vuole aiutare la giovane ma poi sarà lei che aiuterà molto lui».

Ma nella storia c'è anche la musica...

«Si, oltre a me e alla giovane Marta, Isabella Rizi, c'è Elisabetta Spada in arte “kiss and drive”. L'ho conosciuta a Bruxelles, la sua chitarra da sola riempe il teatro e anche se ha poche battute fa una sorta di cucitura musicale indispensabile e unica, grazie alla sua splendida voce».

È la prima volta che un giornalista si cimenta in un progetto teatrale. Cosa l'ha spinta ad avvicinarsi al teatro?

«Esatto, sono il primo ad essermi impegnato in un progetto del genere. Avevo voglia di raccontare una storia, uno scontro generazionale e il teatro è il mezzo giusto per farlo. Molti miei colleghi scrivono romanzi, io non ho mai avuto questa tentazione ma sentivo che era arrivato il momento di avvicinarmi a questo grande mezzo artistico».

Parla di scontro generazionale ma qual'è secondo lei, la chiave di svolta al giorno d'oggi per i giovani che vogliono realizzare i propri sogni?

«Ci sono qualità come il talento, la tenacia, tempismo e tolleranza che servono per riuscire a realizzare i propri sogni ma anche l'incoraggiamento è fondamentale. Credo che se un giovane è talentuoso allora si deve rassicurare, spronare, incoraggiare ma soprattutto pagare. Oggi tanti ragazzi lavorano per niente e questo non aiuta, anzi scoraggia parecchio».

Infatti questo è un grande limite…

«Certo, infatti credo vivamente che quelli della “mia generazione” dovrebbero essere chiari e diretti, se sei bravo allora è giusto spingerti verso una strada lavorativa con l'adeguato compenso economico, ma se non lo sei credo sia altrettanto corretto non illudere e farti capire che magari quello non è il tuo futuro. Questo manca molto in Italia ed è un forte limite, forse il più grande».

Lei ha alle spalle una lunga carriera giornalistica, iniziata sotto la guida di uno dei grandi maestri del giornalismo, Indro Montanelli. Cosa ricorda dei suoi insegnamenti?

«Ricordo che è stato davvero un grande maestro. Era vanitoso ma di quella vanità buona, la gioia di fare le cose bene. Questo è stato come una sorta di carburante e spinta per me».

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