Gazzetta di Modena

Umberto Orsini, un mattatore per Dostoevskij

di Andrea Marcheselli
Umberto Orsini, un mattatore per Dostoevskij

Protagonista al Fabbri de “La leggenda del grande inquisitore” tratto da “I fratelli Karamazov”

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VIGNOLA. Al centro di uno dei più celebri romanzi di Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”, vi è un capitolo in cui un lungo dialogo contiene un altro dialogo: è Ivan Karamazov che racconta al fratello Alioscia il romanzo che avrebbe intenzione di scrivere, nel quale Cristo compare improvvisamente a Siviglia all’epoca della Santa Inquisizione e viene fatto imprigionare dall'Inquisitore, col quale avvierà una discussione (virtuale, poiché in realtà è sempre solo l'Inquisitore ad esporre le ragioni dell'uno e dell'altro) su temi come la libertà di scelta, di dubbio, l'ordine dell'istituzione ecclesiale e la sua funzione di guida per gli uomini, la rinuncia alla libertà come protezione dal male.

Quasi mezzo secolo fa la tv italiana inseriva questo dialogo in uno dei più riusciti teleromanzi dell'epoca, l'adattamento del romanzo di Dostoevskij curato da Sandro Bolchi, con Umberto Orsini nei panni di Ivan. Attratto, come sempre, dalle più ardue sfide, lo stesso attore oggi ripropone sulla scena quel dialogo, isolato dal contesto, affidandosi al talento registico di Pietro Babina, uno dei più apprezzati nuovi interpreti del teatro italiano, che ha ricostruito “La leggenda del grande Inquisitore” che sarà presentata questa sera al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola in una stratificata messinscena ove le parole sono per lungo tempo bandite, per lasciare spazio ad immagini, suoni, rumori, neon intermittenti ed echi di passi misteriosi.

Babina, che ha fatto della ricerca formale l'obiettivo fondamentale della propria ricerca estetica, è solito ricorrere ad immagini simboliche, ad allegorie, per rimarcare i significati interni alle proprie opere, e anche qui si vedranno comparire un velivolo che si libra in aria ad indicare le molte strade che possono prendere le differenti scelte, la testa di un bambino che simboleggia come la sofferenza degli innocenti sia alla base della cosiddetta armonia, mentre un telo con su scritto “libertà” avvilupperà per intero il corpo di Ivan. Il quale non sarà più un giovane, bensì un vecchio cui si contrappone un figlio che si trasforma in demone tentatore, conducendolo a pronunciare le stesse parole che già furono del Grande Inquisitore in una TED conference, ovvero una di quelle lezioni pubbliche che illustri personaggi possono tenere via Web, concentrate in diciotto minuti, per veicolare idee, o informazioni, meritevoli di essere divulgate.

Lo spettacolo così diviene veicolo di continue, pressanti domande, cui ciascuno potrebbe trovare una propria personale risposta. Di sicuro, non è uno spettacolo che possa lasciare indifferenti, come d'altronde non è mai quando sulla scena sale quel vero e proprio mostro sacro che è Umberto Orsini.

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