Alla Deco opere dei maestri modenesi
Valli, Muzzioli, Reggiani, Graziosi, Rivalta, Salvarani, Jodi, Magnavacca e altri
VIGNOLA. Gli artisti del passato sono sempre lì ad ammonirci che sia la scultura che la pittura costano fatica, se si vuole che le opere abbiano le caratteristiche di bellezza e significato. È quanto indicano i dipinti e le sculture esposti alla Deco, in via Barozzi, dove i nudi femminili di Augusto Valli esaltano l'energia vitale delle forme fisiche di giovani donne, e la principessa africana rimanda ai viaggi che l'artista fece più volte in Africa. Con “personaggi al porto” Giovanni Muzzioli, pitttore molto apprezzato anche durante la sua breve vita (1854-1894), tanto da meritare l'appellativo di Alma Tadema italiano, esce dalla solita rappresentazione di fatti storici, per comunicare il senso di una scena quotidiana. E questa familiarità di immagine e di racconto si manifesta anche “nella stanza”, nel ritratto di fanciullo e nella ragazza colta di profilo. Adesione affettiva al lavoro dei contadini offre l'opera del carpigiano Andrea Becchi (1848-1926) che sa dare un solido impianto costruttivo all'insieme figurativo, proprio di uno scenografo di teatro, quale lui è stato. E per restare nell'ambito dell'attività in campagna, ricordiamo Filippo Reggiani, autore di carro con i buoi, e Giuseppe Graziosi di cui è esposta la mucca (scultura), indicando come l'artista sia immerso nella cultura contadina di Savignano. E di Graziosi è stato maestro Augusto Rivalta che sa imporre una scultura di impegno formale, come “il guerriero a cavallo”. Opera in bronzo è pure il ritratto di fanciullo di Ivo Soli che riesce a ben interpretare gli stati d'animo dei suoi personaggi. Rivelazione di un mondo che gli appartiene è, in un quadro di grandi dimensioni, l'autoritratto con modella di Arcangelo Salvarani.
Dalla figura al paesaggio, come quelli vivi di Casimiro Jodi, il paesaggio con natura morta, concepito con suggestioni impressioniste, da Evaristo Cappelli (1868-1951), insegnante di figura all'allora Accademia di Belle Arti di Modena (ora Istituto Venturi), “Il ponte dei sospiri” di Ubaldo Magnavacca che reca un'atmosfera romantica che l'artista ha saputo imprimere al luogo veneziano con la tecnica a spatola. Non mancano altri temi, come l'interno di cucina di Ferdinando Manzini. È bolognese Otello Mombelli, con una natura morta il cui colore aderisce concretamente ai diversi frutti rappresentati. In galleria arte, ma pure antiquariato di creazioni di preziosi di Margherita Franchini.
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