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Analisi della solitudine: ecco il dottor Nisticò di Antonio Del Giudice

Analisi della solitudine: ecco il dottor Nisticò di Antonio Del Giudice

Una storia che comincia dalla fine. Dalla fine di una vita professionale, annegata nell’umiliazione di un’accusa. Quella che lo costringe, dopo trent’anni, a dare le dimissioni da ad della principale...

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Una storia che comincia dalla fine. Dalla fine di una vita professionale, annegata nell’umiliazione di un’accusa. Quella che lo costringe, dopo trent’anni, a dare le dimissioni da ad della principale banca del paese, come unico responsabile di una truffa che, in realtà, ha avuto soggetti attivi tutti i personaggi locali importanti.

Prende le mosse da qui il nuovo romanzo di Antonio del Giudice “pugliese errante, nato ad Andria - come scritto sul retro di copertina - per più di quarant’anni giornalista in alcune delle testate più importanti del panorama editoriale italiano, da Paese Sera alla Gazzetta del Mezzogiorno, da Repubblica, alla Gazzetta di Mantova”, che si intitola “Buonasera, dottor Nisticò” edito da NoUbs. Un romanzo che è il diario intimo di una revisione esistenziale totale, in cui il protagonista, costretto da eventi che scaravoltano la sua quotidianità, rilegge una vita, la sua, che si è andata annichilendo nel cinismo degli affari e nell’aridità degli affetti in modo impalpabile e quasi scontato. L’accusa, il forzato pensionamento, la risonanza mediatica dello scandalo, spingono Nisticò a rinchiudersi in casa, a rintanarsi in una sorta di bozzolo protettivo dal quale tutto diventa lontano e osservabile attraverso una lente quasi autistica. La moglie, ormai un’estranea rancorosa per un vecchio tradimento, l’ex amante, pure diventata una nemica, i figli, estranei annoiati e distratti, la domestica, sempre quella da decenni, sempre uguale a se stessa; tutti diventano confini di un mondo in cui l’ormai ex amministratore delegato, l’ex uomo potente, sta sempre più stretto.

Comincia una ricerca a ritroso che, sgombra fronzoli e orpelli del passato, ma che lascia anche alla fine un’esistenza inutile a cui il “titolare” non riesce più a dare senso. In questo vuoto che si fa sempre più inquietante e a cui Nisticò reagisce con un progressivo isolamento da tutto e da tutti, accadono, proprio in prossimità del Natale, una serie di eventi che lo porranno di fronte a nuove scelte e che, paradossalmente, porteranno ad una riabilitazione significativa sul piano sociale ma tardiva su quello umano e personale.

Così naufrago di fronte a scelte solo di solitudine, il protagonista deciderà di uscire dal suo bozzolo, di uscire da casa, dopo essersi vestito di un abito bianco appartenuto al suo passato, e diretto verso una meta che potrebbe essere anche di rinascita ma che più probabilmente suggerisce un amaro epitaffio. Lo stile di Del Giudice, mutuato dalla cronaca per decenni percorsa con maestria e acume giornalistico, è secco, pungente, diretto. Il linguaggio è quello della vita, della quotidianità e come la vita e la quotidianità capace di illuminare in modo semplice il mondo delle emozioni e delle riflessioni. Una lettura che, pur tenendo il lettore legato a una trama dall’esito imprevedibile, induce anche alla riflessione sul senso delle nostre azioni e sull’importanza di una consapevolezza critica del nostro agire. (r.s.u.)

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