Gazzetta di Modena

la recensione

“La Fondazione”: un piccolo capolavoro di Ivano Marescotti

di Andrea Marcheselli

Che non vi sia bisogno di straordinari apparati scenici o macchinose elucubrazioni drammaturgiche per parlare con efficacia, in teatro, della vita “vera”, di quel quotidiano che ci assilla e si...

2 MINUTI DI LETTURA





Che non vi sia bisogno di straordinari apparati scenici o macchinose elucubrazioni drammaturgiche per parlare con efficacia, in teatro, della vita “vera”, di quel quotidiano che ci assilla e si confronta con i valori dell'esistenza, è dimostrato da uno spettacolo minimale quanto potente per i contenuti e la capacità di comunicare come è “La fondazione” che Ivano Marescotti propone alle Passioni fino a domenica. Il testo era stato consegnato all'artista di Bagnacavallo dall'autore, il poeta Raffaello Baldini, poco prima di morire, sigillando così il loro sodalizio sia umano che artistico. Marescotti ha scelto di affidarsi alla regia di Valerio Binasco, ed insieme hanno realizzato lo straordinario ritratto di un personaggio che in sé contiene tanta verità da riuscire ad essere struggente e sconcertante, ma allo stesso tempo divertente come una maschera della commedia dell'arte. È un vecchio, solo, circondato dalla miriade di oggetti accumulati maniacalmente, colto nel mezzo di una sorta di delirio bislacco in cui trovano giustificazione la sua esistenza e le sue scelte: è un mondo fatto di ricordi, ombre, amnesie, improvvisi trasalimenti e stupori quasi infantili quello che oggi abita, ma attraverso il suo buon senso contadino, le sue considerazioni spesso ingenue ma mai sciocche riemergono valori profondi e le storture di una situazione, quella contemporanea, che sta ribaltando, o addirittura negando, il peso dei ricordi, il valore degli affetti. Certo, la sua è una classica “cultura da bar” infarcita di luoghi comuni, ma la passione che prova per gli oggetti cui rimane aggrappata un po' dell'esistenza di chi li ha posseduti ha una sua sapienza. Collezionare le cose della vita significa serbarne il ricordo, ma anche l'essenza, e alla fine ragionare su di loro comporta il ragionamento sulle idee, sul pensiero che da tutto ciò è generato. Alla fine, il vecchio si arrende all'ineluttabilità del tramonto e ad un mondo che sembra rivoltarsi contro ogni memoria, per cui decide di fare piazza pulita di tutti suoi ricordi, consapevole che con loro sparirà anche lui. Non sarà così invece per il suo personaggio, perché questo piccolo capolavoro di Marescotti, divertente quanto commovente, è destinato a lasciare un ricordo di sé indimenticabile.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google