Gazzetta di Modena

maranello

Le “Storie Mondiali” di Federico Buffa questa sera al Ferrari

di Maria Vittoria Melchioni
Le “Storie Mondiali” di Federico Buffa questa sera al Ferrari

MARANELLO. In un’esistenza passata, Federico Buffa è stato sicuramente un incantatore di serpenti in quell’India che tanto lo affascina. Il suo magnetismo ora lo esercita non più attraverso un flauto,...

4 MINUTI DI LETTURA





MARANELLO. In un’esistenza passata, Federico Buffa è stato sicuramente un incantatore di serpenti in quell’India che tanto lo affascina. Il suo magnetismo ora lo esercita non più attraverso un flauto, ma dal tubo catodico, catalizzando l’attenzione di milioni di italiani che restano ipnotizzati dalle sue narrazioni, coinvolgenti e sempre pieni d’aneddoti reali e realistici tanto da farti innamorare di Josephine Baker come Josè Andrade o da farti ripercorrere assieme a Zidane i corridoi dell’ospedale in cui era ricoverato Ronaldo dopo il malore a Francia 1998. L’ultimo ciclo di racconti, l’ha divulgato sui canali di Sky e ha riguardato 10 campionati del mondo di calcio del secolo scorso. Dalla tv, i racconti sono passati sulla carta stampata e sono stati raccolti in un libro “Storie Mondiali, un secolo di calcio in 10 avventure” scritto da Buffa assieme al giornalista Carlo Pizzigoni ed edito da Sperling & Kupfer, che verrà presentato stasera alle 21 all’Auditorium Ferrari (apertura alle 19, ingresso gratuito).

Quello di stasera è un ritorno di Federico Buffa in terra modenese.

«Ho ricordi molto forti che mi legano a questa zona. Una decina di anni fa, quando venni a vedere Modena-Milan, rimasi molto colpito dall’educazione dell’ambiente. Mi sembrava un contesto molto più civile, differente dal resto d’Italia».

Dopo il sold out di Fiorano di un annetto fa, domani altro sold out a Maranello all’Auditorium Ferrari.

«Sono davvero lusingato. Non potendo permettermi tante presentazioni perché sono impegnato nelle prove di uno spettacolo teatrale che mi stanno richiedendo molto da un punto di vista fisico e temporale, e dovendo scegliere per le presentazioni del libro delle città oltre alle obbligatorie come Milano e Roma, ho scelto Maranello perché ho un’eccezionale ricordo della mia precedente venuta in terra modenese perché ha segnato un punto importantissimo per la mia vita. Mentre parlavo con questi 500 ragazzi non sapevo che non avrei più commentato l’Nba perché per me, nella mia testa, il giorno seguente avrei dovuto commentare la partita, invece non l’ho mai più fatto e mi dispiace aver detto a tutti quei ragazzi “Ci sentiamo domani” perché nel momento in cui lo dicevo, ci credevo. Le storie mondiali nascono più o meno lì, la scelta aziendale è stata abbastanza precisa. È stato uno shock lasciare l’Nba ma poi, quando sono mi sono immerso in questo nuovo progetto, ho amato i personaggi e le storie di cui erano protagonisti perché dentro di me prendevano letteralmente vita e più erano lontani e più erano improbabili e più mi piacevano, specialmente quelli legati all’Oriente e al Sud America, che sono i due luoghi della terra dove vado più volentieri. Ti innamori delle storie dei calciatori, dei Paesi che sono coinvolti, delle circostanze storiche in cui si sono mossi. Mi è piaciuto tanto quando ad Eric Cantona hanno detto “Ehi Eric! Grande! Tu sì che sei un vero ribelle, come Ibrahimovic e Balotelli”. Lui ha guardato il suo interlocutore e ha sentenziato: “Come chi? Se deve parlare di un ribelle parli di Caszely, il centravanti che si rifiutò di stringere la mano a Pinochet per dissenso politico, perché con un comportamento così metteva a repentaglio la sua vita e quella dei suoi familiari”. A me piacciono queste storie e mi è piaciuto che Cantona abbia sottolineato questo episodio».

Un calciatore che potrebbe essere protagonista di un suo racconto è Luca Toni che ha da poco segnato il suo 300° goal.

«Luca è un personaggio molto positivo dello sport italiano. Un uomo lucido, un signor professionista, uno dei volti migliori del calcio di questi decenni. Rappresenta la parte migliore del calcio odierno, quella pulita, di chi era stato dato per finito, ma con la costanza, l’impegno e la professionalità ha saputo riprendersi e ritornare ad ottimi livelli. È una bella storia italiana che ha un’attinenza con quanto sta accadendo ora, chiaramente stiamo parlando di professionisti lautamente pagati, ed è facile essere auto afflittivi in certi momenti. Credo che nessuno pensasse ad una sua rinascita di questo tipo».

Federico Buffa e il Volley.

«No, guarda io sono in estrema difficoltà con gli sport che hanno reti in mezzo o giudici che alzano le palette. Anche se riconosco alla pallavolo il grande vantaggio di essere uno sport trasversale, che conquista tutti donne, uomini, adulti, bambini, anziani che lo rende obiettivamente attraente. Pensiamo al riscontro che hanno avuto le ragazze della Nazionale agli ultimi mondiali. La pallavolo ha la grande capacità di arrivare a tutti».

Federico Buffa e la Ferrari.

«La Ferrari è il brand italiano per eccellenza. La figura di Enzo Ferrari è un’altra incredibile storia di capitano d’industria italiana. E chissà che un giorno non racconti anche la sua affascinantissima storia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google