Gazzetta di Modena

Franco Guerzoni al Mambo rivela il fascino delle rovine

di Michele Fuoco
Franco Guerzoni al Mambo rivela il fascino delle rovine

“Archeologie senza restauro” è il titolo della personale dell’artista modenese «Manifesto dell’accettazione del lavoro del tempo nel recupero della bellezza»

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BOLOGNA. Appena terminata la Triennale di Milano, dove Franco Guerzoni ha voluto ripercorrere, con la mostra "Nessun luogo. Da nessuna parte - Viaggi randagi con Luigi Ghirri", i momenti di proficui scambi intellettuali giovanili, vivificati anche da una fraterna amicizia, con il famoso fotografo, ecco per l'artista modenese un nuovo importante appuntamento a Bologna. Le sue opere, presentate da oggi (inaugurazione alle 18) al 19 aprile, presso il Mambo, stabiliscono legami tra le ricerche degli esordi e quelle più recenti. Un ulteriore passo in avanti, mettendo in evidenza i primi lavori degli anni '70, i cui elementi ritornano come nutrimento di nuovi soggetti, dopo averli tralasciati per qualche decennio per seguire altri percorsi d'indagine a più vasto raggio.«"Archeologie senza restauro" è il titolo della mostra "che dà l'idea pessimistica della storia che a noi - afferma Guerzoni - restituisce solo frammenti. C'è attenzione al concetto di usura del tempo che modella e distrugge, ma l'esposizione vuole essere anche un manifesto dell'accettazione del lavoro del tempo che ci offre la possibilità di recuperare la bellezza, il fascino che risiede nel logoramento delle cose, nelle rovine».

Su una parete prendono posto quattro dipinti di grande formato, uno dei quali custodisce un segreto rappresentato da un sismografo che si muove come un pendolo ed inneggia all'instabilità e al capogiro. Due le "grotte", una collocata su un basamento e l'altra a muro: nascono dalla memoria delle grotte di Porto Badisco, in Puglia, scoperte negli anni Settanta da Paolo Graziosi, figlio del noto pittore e scultore Giuseppe di Savignano. L'artista ha fatto ricorso a carte e gessi per realizzarle, "corteggiando l'idea di scultura che reca tatuaggi, come una sorta di graffiti". E ancora: due scatole di gesso a parete, intese come "stanze", con aperture che consentono prospettive in grado di determinare l'interno di luoghi abbandonati. L'ultima parete è occupata da una installazione di nove mensole sottilissime, in scagliola (polvere di quarzo), che sorreggono dei cocci su cui sono stampate rovine riprese, una quarantina d'anni fa, dalla macchina fotografica di Ghirri. Da ammirare anche la struttura con vecchi legni, concepita come una impalcatura in abbandono, dietro la quale compare un grande dipinto curvato che suggerisce l'idea di una cupola precaria.

La mostra si apre con un gruppo di sei lavori anni '70 che rappresentano, con l'uso della fotografia, la parte più remota della ricerca che Franco ora rinnova nella meraviglia della riscoperta.

La rassegna è a cura di Gianfranco Maraniello, direttore del Museo d'Arte Moderna di Bologna, al quale l'artista donerà alcune opere del primo periodo di ricerca.

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