Gazzetta di Modena

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“Mommy”: un requiem per la giovinezza uno stato bello e forte

di Alberto Morsiani

MOMMY di Xavier Dolan. Canada 2014 Il soggetto: l’eccesso, la gazzarra, il furore irragionevole. La cornice: un formato verticale di cui si è perduta memoria dalle origini del cinema, che verrebbe...

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MOMMY di Xavier Dolan. Canada 2014

Il soggetto: l’eccesso, la gazzarra, il furore irragionevole. La cornice: un formato verticale di cui si è perduta memoria dalle origini del cinema, che verrebbe voglia di tirare ai lati per ampliare l’immagine, vedere più chiaro. E, a tratti, è ciò che accade nel film: il quadro da verticale diventa rettangolare, in corrispondenza delle “aperture” di felicità dei personaggi. Un film che inventa, immagine per immagine, l’evidenza del suo cataclisma. Un film tellurico, fatto di scosse improvvise e di aggiustamenti della faglia. La storia da subito vulcanica è quella di Diane Després, madre quarantenne ed eruttiva venuta a cercare il figlio adolescente, Steve, in un istituto di correzione da cui è stato appena cacciato dopo aver causato un incendio e il ferimento di alcuni ospiti. Steve, adolescente insieme esasperante e amabile. Steve, biondino adorabile che si ha più voglia di prendere a schiaffi (succede, nel film) che di abbracciare. Tale figlio, tale madre: Diane. Una perdente? Una reietta? Vedova da poco. Pronta a scoccare frecce avvelenate appena si mette in discussione la sua integrità di donna nubile, un po’ alcolica, vestita come una adolescente troppo modellata, cercatrice di lavoretti. Una madre coraggio? Diane e Steve vanno a vivere in un appartamentino retrò e conoscono una vicina, Kyla, insegnante in congedo terapeutico, depressa. Un trio incarnato da altrettanti attori straordinari ed eccessivi, in balia di una potenza frizionale, di una donazione totale di sé. Il giovane talento Dolan ha mescolato immagini “moderne”, dal clip alla pubblicità, dal cinema d’autore al film hollywoodiano. Pop-corn e pop- art. Il suo Mommy pratica una sorta di karaoke delle immagini che Dolan appiccica al muro dei suoi sogni. Quel karaoke che compare in una delle sequenze più commoventi del film, quando in un bar Steve si ostina fino a star male a cantare una hit di Andrea Bocelli, “Vivo per lei”, sotto i lazzi di un pubblico di giovani macho che lo trattano da tarato. Chissenefrega, andiamo fino in fondo! Che potrebbe essere lo slogan di questo film ultrà, terribilmente ribelle alle trappole della stupidità imperante o del buon gusto obbligato. Ci sono tante cose da divorare con gli occhi nel film. Restano sulla tavola alcuni bocconi delicati e rari: l’utopia di un ménage à trois senza alcuna sorta di sesso obbligatorio, una “family life” inventata con i poveri mezzi a disposizione.. E un impressionante requiem per una specie fatalmente in via di estinzione, lo stato della giovinezza, la bella e folle immaturità. Come se Dolan avesse filmato la “linea d’ombra” di Conrad, linea che un giorno si oltrepassa senza saperlo, frontiera che indica che si deve lasciare alle spalle la prima giovinezza, che ora non sarà più che un ricordo, un ritorno. Mommy è un documentario su una bella malattia incurabile, la malattia dell’amore, la malattia della giovinezza.

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